formiche, dicono. ginestra, rispondo.

Published on 03:56, 11/02,2008

 ombrelli

Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare tutto il giorno al letto
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.

Rivivrei la mia vita un'altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Sì, se appena potessi, sì. Li rifarei.

Pioggia (Raymond Carver)


quaderni di ginestra

Published on 00:23, 10/19,2008

è nato uno spazio, quaderni di ginestra, ad opera di alcuni studenti della facoltà di filosofia di roma per condividere proposte, critiche e riflessioni sulle ultime leggi intorno all'istruzione in italia, e sensibilizzare e coinvolgere quante più persone possibile su questi temi.
questo spazio nasce dalla necessità di andare oltre le proteste così come le abbiamo conosciute negli ultimi decenni, proteste che agitano i popoli toccandoli sull'istinto e l'emozione ma lasciano il tempo che trovano non creando un vero terreno costruttivo.
c'è bisogno - e mai come ora - di pensare a fondo i significati e il funzionamento dell'istruzione, dentro l'istruzione stessa ma anche al di là di essa, tenendo presente la crisi economica in cui versiamo, e la più generale crisi di pensiero (in cui ci troviamo forse da sempre). raccogliamo materiale, raccogliamo persone e raccogliamo pensieri, ma soprattuto ricordiamoci che il mondo è fatto da persone e non da invisibili strutture di potere che vadano al di là delle persone.
l'autorità, vorrebbe qualcuno tra gli agitapopoli, sarebbero i professori, sarebbe forse l'università in generale.

ma l'autorità è in realtà, dire quello che sappiamo che gli altri si aspettano da noi.
mai come ora c'è bisogno di pensare e dire qualcosa di nuovo.

"Sotto il governo assoluto di uno solo, il dispotismo, per arrivare all’anima, colpiva grossolanamente il corpo; (...) ma nelle repubbliche democratiche, la tirannide non procede affatto in questo modo: essa trascura il corpo e va diritta all’anima. Il padrone non dice più: tu penserai come me o morirai; dice: sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resta; ma da questo giorno tu sei uno straniero fra noi" (a. tocqueville)

..siamo tutti sulla stessa barca:

 E quell'orror che primo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social catena      
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l'onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole     
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch'ha in error la sede.

(g. leopardi - la ginestra)


"Le menzogne di stato" di Bruno Tinti

Published on 19:00, 06/19,2008

La convulsa attività legislativa dell’attuale maggioranza ha una caratteristica particolare: ogni provvedimento emesso è preceduto e giustificato da bugie.

Non è vero che esista un problema sicurezza pubblica: il numero dei reati commessi è in costante flessione. E tuttavia il problema sicurezza pubblica è percepito dai cittadini come un problema grave perché tutti i giorni, a pranzo, cena e colazione, televisioni di Stato e private (le 6 reti controllate dal Presidente del Consiglio) e giornali di partito spiegano che c’è un grave problema di sicurezza pubblica e avvalorano questa “denuncia” con minuziosi racconti di scippi, furticiattoli e qualche reato grave, morbosamente esibito.

Se adottassero la stessa tignosa diligenza per raccontare le migliaia di corruzioni che vengono scoperte ogni giorno in Italia, le decine di migliaia di frodi fiscali che impoveriscono l’Italia di centinaia di milioni di euro, le decine di morti sul lavoro che insanguinano ogni giorno fabbriche e cantieri, i milioni di abusi edilizi che deturpano il Paese, gli inquinamenti, le frodi nei finanziamenti UE, insomma tutti quelli che per la classe dirigente italiana non sono reati degni di attenzione; ebbene, è certo che i cittadini italiani avrebbero del loro Paese una percezione diversa, assai più preoccupante del preteso problema sicurezza e certamente assai più realistica.

Non è vero che sono gli extracomunitari o i rumeni che commettono il maggior numero dei reati: in realtà questa categoria di persone commette il maggior numero di piccoli reati, furti nei supermercati, nei cantieri, sugli autobus; le rapine, il traffico di droga, gli omicidi sono commessi in percentuale maggiore da italiani; e naturalmente i reati di cui non si deve parlare, quelli che è bene che non preoccupino l’opinione pubblica, quelli citati sopra, la corruzione, la frode fiscale, il falso in bilancio, gli infortuni sul lavoro, i reati ambientali ed edilizi, gli inquinamenti, quelli sono commessi soltanto da italiani.

Non è vero che, per quanto riguarda gli extracomunitari e i rumeni che delinquono, la soluzione giusta consiste nell’espulsione: la soluzione giusta, come ognuno può capire, consiste nel metterli in prigione, proprio come si deve fare con chiunque commetta reati.

Naturalmente per fare questo occorre un sistema giudiziario che funzioni; quindi bisognerebbe cambiare in fretta e furia il 90 % della legislazione penale e processuale italiana.

Quella penale, eliminando una sterminata quantità di reati inutili (mi vengono in mente l’omesso versamento di ritenute INPS, l’omesso versamento delle ritenute d’acconto, l’ingiuria, la minaccia lieve, la sosta con biglietti prepagati (i vouchers) falsificati, l’omessa esposizione negli esercizi di ristorazione della tabella dei giochi leciti; non continuo perché dovrei riempire un paio di fogli).

E quella processuale, eliminando un centinaio di adempimenti formali del tutto irrilevanti, rendendo obbligatoria l’elezione di domicilio presso il difensore, riformando completamente il regime delle notifiche (obbligatori fax o e-mail per gli avvocati), abolendo l’appello, abolendo il giudizio collegiale di primo grado (un solo giudice è più che sufficiente).

E poi, naturalmente, bisognerebbe abolire tutti i tribunali inutili, quelli formati da meno di 20 giudici, rivedendo tutte le circoscrizioni giudiziarie, dividendo i tribunali delle grandi città in 2 o 3 o 4 tribunali (perché tribunali enormi funzionano malissimo).

E poi bisognerebbe ridurre nella misura da 10 a 1 tutti gli istituti premiali che fanno si che una pena di 10 anni significhi, nei fatti, poco più di 4 anni di prigione vera e propria.

E, per finire, bisognerebbe costruire molte carceri nuove e assumere un sacco di cancellieri, segretari e personale amministrativo in genere; e naturalmente ammodernare e far funzionare una struttura informatica disorganizzata e sottoutilizzate.

E’ ovvio che, piuttosto che mettersi a fare tutto questo, è più comodo far finta di aver trovato la soluzione miracolosa: li espelliamo tutti.

Un po’ come i tanti miracolosi rimedi contro il cancro che avevano il vantaggio di far a meno di lunghe costose e faticose ricerche mediche e farmacologiche.

Non è vero che gli extracomunitari espulsi, quando vengono riacchiappati, vengono poi assolti da giudici comunisti e sabotatori: è vero che nessuno Stato che ha frontiere con l’Italia accetta di ricevere stranieri privi di documenti; e, se gli extracomunitari espulsi non collaborano e nascondono i documenti e dicono di non averli e non si riesce a provare che invece ce li hanno, c’è poco da fare, il non aver obbedito all’ordine di espulsione non è reato per via dell’articolo 40 del codice penale: nessuno può essere punito per un fatto costituente reato se non è conseguenza della sua azione; e qui il non aver obbedito all’ordine di espulsione è conseguenza della condotta dei doganieri spagnoli, francesi, svizzeri etc..

Per quanto può dire il giudice italiano, l’extracomunitario espulso “ci ha provato” ma non è riuscito ad andarsene.

Non è vero che il reato di clandestinità costituisce una soluzione idonea a ridurre il numero, stimato troppo elevato, di immigrati nel nostro Paese; prima di tutto un vero reato di clandestinità, che consiste nel trovarsi illecitamente in territorio italiano, cioè senza documenti e/o senza permesso di soggiorno, significherebbe dover celebrare centinaia di migliaia di processi, tanti quanti sono gli immigrati clandestini nel nostro Paese; il che è assolutamente impossibile, visto che non si riesce nemmeno a fare i processi che ci sono ora che terminano per l’85 % con la prescrizione.

E poi, per come è scritto (ma è ancora un progetto), questo reato di clandestinità consiste in realtà in un ingresso illecito nel nostro Paese: che viene commesso da chi vi mette piede per la prima volta in violazione delle leggi sull’immigrazione e viene acchiappato proprio mentre lo sta commettendo; per intenderci sul bagnasciuga della spiaggia di Lampedusa o mentre sta scavalcando la rete al confine tra l’Italia e la Croazia. Perché, se viene acchiappato 10 minuti dopo, mentre passeggia sulla spiaggia di Lampedusa o su un viottolo del Veneto, gli basterà dire che lui è in effetti clandestino e che però è entrato in Italia circa un mese fa (fra un anno dirà che è entrato circa un anno e un mese fa); e sarà assolto perché la legge, un mese fa (o un anno e un mese fa), ancora non c’era e nessuno può essere punito per un fatto che, nel momento in cui viene commesso, non è previsto dalla legge come reato: lo dice l’articolo 2 del codice penale.

Certo, i poliziotti, i giudici e molte altre persone di buon senso potranno immaginare che questa dichiarazione (sono entrato clandestinamente un mese fa) non è vera; ma tra immaginare e provare, nel processo penale di uno Stato di diritto (quello che l’attuale maggioranza sta distruggendo) c’è un’enorme distanza: immaginare, supporre, sospettare non basta per condannare.

Non è vero che occorre limitare le intercettazioni perché se ne è abusato, come sarebbe dimostrato dal fatto che – così dicono gli affannati esponenti della maggioranza che qualche giustificazione al loro operato debbono pur trovarla – il numero degli intercettati è elevatissimo: in realtà le intercettazioni sono disposte in una ridottissima percentuale dei processi penali (a Torino 300 processi su 200.000); quindi sono pochissime.

E’ però vero che, tra gli intercettati, vi è un numero ridotto ma importante di appartenenti alla classe dirigente.

Così, quando qualche politico racconta che vi è un numero troppo elevato di cittadini intercettati, in realtà sta dicendo che vi è un numero troppo elevato di politici e amici dei politici e amici degli amici che sono intercettati; e, certo, dal suo punto di vista, questa cosa è abbastanza grave: perché gli affari dei politici e degli amici dei politici e degli amici degli amici in genere sono un po’ sporchi.

Non è vero che le intercettazioni costano troppo; la spesa denunciata dal Governo per giustificare il disegno di legge che riduce le intercettazioni, circa 300 milioni, è una piccolissima parte del bilancio della giustizia che è pari a 7 miliardi; e comunque è comprensiva delle somme pagate per i periti e i consulenti del PM, per le spese di missione della polizia giudiziaria, per le trascrizioni degli interrogatori e via dicendo.

E poi sarebbe semplice diminuire ulteriormente questo costo addossandolo ai gestori telefonici che agiscono in regime di concessione (è lo Stato che gli “concede” di fare il loro business): lo Stato potrebbe pretendere che le intercettazioni venissero fatte gratis. O almeno, potrebbe pretendere che venissero fatte al costo, senza guadagnarci (enormemente, come avviene oggi).

Infine le intercettazioni fanno scoprire un sacco di reati economici e fanno recuperare un sacco di soldi; succede così che quasi sempre le intercettazioni “si pagano da sole”.

Non è vero che le intercettazioni vengano pubblicate abusivamente e che quindi bisogna intervenire per bloccare questo malcostume: esse compaiono sui giornali quando è caduto il segreto investigativo, cioè quando l’imputato e i suoi difensori le conoscono, ad esempio perché sono riportate in un provvedimento del giudice che li riguarda (ordinanza di misura cautelare, di sequestro, di perquisizione etc.).

Quindi, quando vengono pubblicate, sono pubbliche: non c’è nessun abuso.

Non è vero che le intercettazioni e le altre notizie che riguardano il processo vengono passate ai giornalisti dai giudici.

Per prima cosa non è mai stato provato. E poi basta chiedere ai giornalisti; che spiegheranno a chi vuole starli a sentire che le informazioni che essi pubblicano lecitamente le ricevono dai difensori degli imputati, subito dopo che loro stessi le hanno conosciute.

Certe volte le ricevono dagli stessi imputati che poi sfruttano la pubblicazione per mettersi a strillare che la loro privacy è stata violata e che il giudice (in realtà il PM) ce l’ha con loro, che deve essere trasferito, che il processo deve essere celebrato da un’altra parte e insomma tutto il manuale del perfetto impunito.

Quanto alle informazioni illecitamente conosciute, non si capisce perché tra cancellieri, polizia giudiziaria, traduttori, trascrittori, interpreti, avvocati di parti offese e parti offese interessate a sputtanare gli imputati, si debba pensare che l’autore delle fughe di notizie sia il giudice, che del resto è proprio quello che da queste fughe di notizie riceve un danno: sia per se stesso, ché è lui ad essere immediatamente additato come la fonte; sia per il processo.

Non è vero che i giudici parlano dei loro processi in televisione o sui giornali: i giudici parlano (quando lo fanno, quando possono, quando qualcuno glielo chiede) delle difficoltà del processo italiano, dello stato disperato del sistema giudiziario italiano, delle pressioni o minacce o avvertimenti che ricevono, di leggi sbagliate o funzionali ad assicurare l’impunità a questo o quel potente, a questa o quella casta.

Gli stessi giudici Forleo e De Magistris hanno parlato del loro isolamento, delle pressioni e minacce ricevute, delle difficoltà della loro situazione: mai dei loro processi, delle prove raccolte, delle dichiarazioni rese da imputati o testimoni.

Non è vero che le notizie che non hanno rilevanza penale non debbono essere rese note all’opinione pubblica: se queste notizie riguardano uomini pubblici, gente che si è assunta la responsabilità di governare o gestire il Paese, l’opinione pubblica ha diritto di sapere tutto di loro, anche se si tratta di cose non costituenti reato.

Se un onorevole che firma una legge contro la liberalizzazione della droga è, nella vita privata, un cocainomane; se un ministro favorisce suoi conoscenti o compagni di partito con incarichi ben remunerati; se un giudice frequenta persone poco raccomandabili, è necessario (non giusto, necessario) che i cittadini lo sappiano.

Non è vero infine che lo Stato italiano abbia necessità di un’occupazione militare del territorio.

Prima di tutto 2.500 militari sono una quantità di uomini ridottissima rispetto a quanto ne mettono in campo Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili Urbani che, tutti insieme, assommano a più di 200.000 uomini.

E poi una forza di Polizia non addestrata, anzi addestrata ad operare in territorio nemico, in una situazione di guerra, con mezzi e mentalità incompatibili con la vita civile di un Paese democratico, non può che essere causa di danni e reati assai più numerosi e gravi di quelli che si vorrebbero prevenire o reprimere.

Ricordo che, in una delle numerose occasioni in cui veniva sbandierata la ferma volontà di combattere l’evasione fiscale (ferma volontà più volte riaffermata e mai attuata seriamente), si pensò di assegnare ai funzionari delle imposte la qualifica di ufficiali di PG; e non si ritenne opportuno di farlo, proprio per la mancanza di uno specifico addestramento, di una specifica mentalità, dei rischi che un potere così grande e pericoloso (se male usato) venisse affidato a uomini non preparati ad usarlo e quindi inidonei.

Allora, alla fine, la domanda è: perché questa gente mente?

E la risposta è ovvia: perché si tratta di leggi sbagliate, demagogiche, dirette a guadagnare popolarità e consenso e a procurarsi l’impunità.
 
(articolo pubblicato oggi sul blog UGUALE PER TUTTI; Bruno Tinti è Procuratore Aggiunto della Repubblica di Torino) 


il mestiere più vecchio del mondo

Published on 00:15, 06/10,2008


Immaginate un'italia in cui non è che non ci resti che piangere: non ci resta che affidarci (in ordine sparso) alla Prestigiacomo, alla Mussolini, alla Santanchè e nientemeno che a Maroni. si si, proprio lui, in persona, che si dichiara a favore dell'apertura di quartieri a luci rosse.
"Personalmente io sono favorevole alla proposta formulata da Daniela Santanchè. Credo che bisognerebbe creare quartieri a luci rosse. In questo modo si garantisce il controllo sanitario e si tutelano i cittadini. Sgomberare le strade non serve a nulla. Si tratta comunque di una questione complessa, la decisione di non trattare questa materia nel pacchetto non è casuale. C'è bisogno di una riflessione ampia e condivisa".
(da un'intervista al corriere della sera)

Berselli, coautore (con Vizzini) di un emendamento che definisce "soggetto pericoloso per sicurezza e moralità chi vive del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività" afferma di trovare un po' complicata l'idea del quartiere a luci rosse. e continua dicendo che il mestiere più vecchio del mondo non lo si potrà certo debellare con una legge. ma "basta con lo scempio nelle pubbliche vie, con grande disagio di chi altro ci vive, o con l'imbarazzo di certi spettacoli davanti a bambini e minori".
beh certo, i bambini e i minori saranno al sicuro nelle loro casette davanti alla nostra televisione così pregna di principi morali, cultura e sobrietà (questa curiosa parola tanto cara alla Carfagna).
"Nessuna espulsione - sottolinea ancora Berselli - perche' se si tratta di prostitute clandestine queste vengono espulse in quanto clandestine non in quanto prostitute, se invece si tratta di straniere regolari o italiane, queste dovranno sottostare al foglio di via, che se non osservato prevede al massimo l'arresto fino a 6 mesi. Lo dico con chiarezza, una sanzione all'acqua di rose, che pero' voleva sollevare un problema ed iniziare a risolverlo. Invece e' venuto giu' un diluvio".

nel frattempo, il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno ha ipotizzato l'introduzione del reato di prostituzione (oggi non previsto dal nostro codice) includendo la correita' per il cliente in flagranza.

Per Maurizio Gasparri, noto uomo di cultura, la cosa necessaria è "mettere fine a questo sconcio, ma con una discussione ordinata e non estemporanea".

Per Mara Carfagna, nota per il suo longevo impegno politico e la sua integrità morale, "lo spirito dell'emendamento Berselli-Vizzini è apprezzabile" ma "occorre una riflessione seria per capire se esso sia lo strumento più efficace per risolvere il problema". E assicura che "il Governo riuscirà a esprimere una posizione condivisa prima che l'emendamento sia discusso in Senato".

per commentare queste dichiarazioni riporto una descrizione del telegiornale ad opera di Sabina Guzzanti in una puntata di anno zero:
il telegiornale ci spiega qualunque cosa stia succedendo in questi termini: scontro tra opposizione e maggioranza sul decreto legge piripicchio detto 'legge brodo'. approfndimento: vedi il servizio, lo speaker ripete la stessa identica cosa, poi dà la parola ai politici.
il premier dice: "ci vuole compatezza"; i ds dicono: "difficoltà ma non drammatizzare"; la margherita dice: "un passo avanti ma senza strappi"; rifondazione dice: "è una legge per indebolire i ceti già indeboliti"; Di Pietro: "una vergogna nel caso in cui..."; i radicali: "una vergogna, punto"; forza italia chiede le dimissioni del premier; alleanza nazionale dice che è una legge che favorisce i clandestini; la lega: "è una legge criminale"; l'udeur: "è una trappola"; l'udc: "ancora una volta si impedisce la crescita del paese".
questo collage demenziale lo chiamano informazione.
ora tu ti aspetti che tornino in studio e ti spieghino di che cavolo stanno parlando ma nessuno te lo spiega.



per coloro che ancora nutrono fiducia nella buona fede di questi provvedimenti, credendo che siano volti alla protezione delle donne sfruttate, vorrei ricordare che questo stesso governo, nel decreto fiscale varato dall’esecutivo per coprire la detassazione dell’ICI, ha previsto anche alcune decine di “colpi di forbice”, tra cui ben 20 milioni di euro di tagli al Fondo contro la violenza alle donne. Ovvero: molti meno soldi ai centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattate, con bambini piccoli

ma come con grande saggezza ha commentato il mio caro amico Mattia: "beh ma è giusto Flo, se non pago più l'ICI, non sono più incazzato, e quindi quando torno a casa la sera non picchio mia moglie".

in chiusura: Vladimir Luxuria, intervistata da Daria Bignardi, alla domanda "chi guadagna di più, una trans che si prostituisce o un politico?" rispose: "dipende da chi si prostituisce di più".

 


La democrazia consiste nello scegliere i vostri dittatori, dopo che loro vi hanno detto quello che pensate di voler sentire (A.Coren)

Published on 04:16, 05/28,2008

Thomas HammarbergThomas Hammarberg è commissario per i Diritti Umani del Consiglio D'Europa (organizzazione che promuove la protezione della democrazia) dall'aprile del 2006, quando è succeduto ad Alvaro Gil-Robles. è stato segretaro generale del Centro Internazionale Olof Palme e di Amnesty International. 

-che ne pesa della rigidità che è stata adottata nella direttiva di rimpatrio di immigrati clandestini che cerca di armonizzare la legislazione dell'unione europea?
- penso che sia necessario armonizzare le norme sull'immigrazione,ma che questo vada fatto prendendo come riferimento il livello più alto di rispetto dei diritti umani
- cos'è che la inquieta del progetto di questa direttiva?
- sono preoccupato perchè prevede detenzioni fino a diciotto mesi: è un periodo troppo lungo se pensiamo che in vari paesi il tempo di detenzione è minore, come in francia, che è di trentadue giorni. per identificare una persona ed il suo paese di orgine sono necessarie poche settimane. la detenzione deve essere utilizzata solo quando si commette un crimine, non per mancanze ammnistrative
- pensa che la direttiva sarà migliorata in parlamento?
- penso che la direttiva non sarà adottata perchè abbassa la protezione dei diritti umani.penso che bisognerebbe assicurare una vera graranzia da parte dei giudici e una vera protezione per i minori
- crede che il Consiglio D'Europa potrebbe influire di più sul parlamento?
- sui temi europei cerchiamo di agire sui tre livelli: Consiglio, Commissione e Parlamento, perchè sono interrelazionati. nel caso della Commissione, l'ex commissario Frattini (attuale ministro dell'interno in Italia)se n'è andato, e con il nuovo commissario francese, Jacques Barrott, ancora non ho parlato
- che cosa si aspetta dal parlamento europeo?
- il progetto iniziale della commissione era più 'soft', era previsto un tempo massimo di detenzione di sei mesi. durante il processo, il parlamento ha reso la direttiva più severa. credo che dovrò lavorarci un po' per convincere il parlamento a concentrarsi sul punto di vista dei diritti umani.
- stando al progetto della direttiva il controllo giudiziario sulla detenzione non è più entro tre giorni, ma "il prima possibile",invocando l'articolo 5 della Convenzione europea sui diritti umani del Consiglio d’Europa.
  - l’articolo 5 della Convenzione si occupa di materia penale, ma gli immigrati non sono criminali, questa è la differenza
- che ne pensa delle dichiarazione di Frattini a questo proposito?
- ho scritto personalmente al governo italiano: credo che i politici non dovrebbero infiammare queste situazioni per provocare nuovi atti di xenofobia
- la detenzione massima di diciotto mesi è quello che si prevede in germania. altri nove paesi autorizzano che sia illimitata
- anche se ci sono 9 paesi con tempo illimitato, non vuoldire che questa sia effettivamente o debba essere la pratica. penso che sei mesi già siano un periodo molto lungo

[traduzione dell'intervista di Andreu Missè a Thomas Hammarberg, pubblicata su EL PAIS dello scorso 21 maggio] 

 

Quel decreto non s'ha da fare assicura Thomas Hammarberg, commissario per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa (organizzazione che non ha nulla a che fare con la UE, ma che comprende il Tribunale europeo per i diritti umani). Hammarberg, 66enne svedese, un passato come ambasciatore per gli aiuti umanitari del suo paese, quindi alla guida di Save the children e di Amnesty internazional, è lo specchio della tradizione diplomatica scandinava: toni pacati e concetti forti. Ha in programma una visita in Italia, forse a settembre, per tastare con mano lo stato dei diritti umani nel Belpaese.

- Cosa le sembra il decreto sicurezza?
- ciò che ho letto sulla stampa va chiaramente contro tutti i progressi realizzati in uropa negli ultimi anni sul terreno del rispetto minoranze. Sono attonito e sarebbe necessario che i leader politici si alzassero in difesa delle minoranze, per spiegare il valore della diversità, invece di colpirla.
- Lei si occupa del problema dei rom in Europa, come spiega questa violenza ora in Italia?
- Non posso speculare sul perchè la gente reagisca in questa maniera, ma è certo che bisogna focalizzarsi di più sul come prevenire la xenofobìa. Secondo la nostra esperienza è fondamentale la posizione dei leader politici. Durante la campagna elettorale i politici non dovrebbero cercare di guadagnare voti cavalcando la paura, l'insicurezza e criminalizzando determinati gruppi di persone. Ora consiglio che i politici facciano distinzioni tra le persone e i gruppi, perchè ci sono persone che commettono crimini, ma non interi gruppi che lo fanno.
- In Italia però il governo sta facendo esattamente il contrario, propone un commissario per i rom. Cosa ne pensa?
- E' un'idea molto inquietante. La polizia agisce in indaga sulla base di un crimine, non su quella di un gruppo etnico. Perchè non abbiamo un commissario per i crimini commessi da chi ha i capelli rossi o dalle donne. E' una stranissima divagazione sul concetto di giustizia. Al tempo stesso questo è un segnale del fatto che la situazione è focalizzata sui rom. Ed è vero che ci sono persone rom che commettono crimini, ma non tutti i rom commettono crimini. Bisogna informare, educare la gente che la maggior parte dei rom non lo fa, è fondamentale in ogni società democratica: ogni generalizzazione è pericolosa. E se non si bloccano le generalizzazioni non bloccheremo mai le tendenze xenofobe.
- Un'altra idea del governo è quella di creare il delitto di immigrazione clandestina.
- E' vero che bisogna provare a dissuadere le persone dall'emigrare, ma con misure positive o equilibrate. Criminalizzare chi cerca di entrare in un paese è assolutamente sbagliato, non è in linea con gli standard internazionali dei diritti umani[...]

[parte dell'intervista di alberto d'argenzio, pubblicata sul IL MANIFESTO del 16 maggio 2008]

   

os invito a leer una intervista a Thomas Hammarberg, de Andreu Missè, publicada en EL PAIS del 21 de mayo, sobre el tema de la inmigraciòn y de una directiva europea que se vuelve mucho màs estricta.
he publicado ademàs una intervista al mismo, de Alberto D'Argenzio, publicada en el periodico italiano IL MANIFESTO del 16 de mayo. la traducirè en español lo màs pronto posible.

"la democracia consiste en elegir vuestro dictadores, despues que ellos os ha dicho lo que creeis de querer oir" A.Coren 

 



in memoria di giovanni falcone / en memoria de giovanni falcone

Published on 23:24, 05/23,2008

un pensiero per l'anniversario della morte di giovanni falcone che ricorreva oggi.

«La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni»

Giovanni Falcone (Palermo 18.05.1939, 23.05.1992)

un pequeño pensamiento para el aniversario de la muerte de giovanni falcone que era hoy. 

"no es verdad que la mafia es invencible, es un fenomeno humano, y como todo fenomeno humano, tiene un inicio y tiene una fin. lo mas importante, es darse cuenta que es un fenomeno espantosamente serio y muy grave y que es posible vencerlo no pretendendo eroismo por los ciudadanos sin poder, sino empeñando en esta lucha todas las fuerzas meores de las instituciones"

Giovanni Falcone (Palermo 18.05.1939, 23.05.1992)

 


legalità, legittimità e pensiero critico

Published on 01:55, 05/16,2008

dovunque ti giri, se ti occupi di filosofia o cose del genere, prima o poi ci risbatti la testa col contratto sociale.
la tesi di fondo, largamente condivisa è chea un certo punto più o meno pacificamente decidiamo di metterci tutti d'accordo e darci delle regole che tutelino tutti.
credo che a questo tipo di pensiero appartenga una frase che mi sono sentita ripetere più volte durante la mia adolescenza: "la vera libertà sta nel rispetto delle regole".hanno cercato di inculcarmi questo ragionamento svariati professori.


puedes mirar donde quieras, pero, si te ocupas de filosofìa o de cosas por el estilo, tarde o temprano vuelves a enfrentarte con el contrato social.
al fondo, la tesis principal, es que en cierto momento, màs o menos pacificamente, decidemos ponernos todos de acuerdo y darnos reglas que tutelen todos.
creo que a este tipo de pensamiento pertenezca una frase que he oìdo màs y màs veces durante mi adolecencia: "la verdadera libertad està en el respeto de las reglas". varios profesores ententaron convencerme de esto.

 (Continua)


Epitaffio civile di una generazione di italiani: nati sotto Mussolini; vissuti sotto Andreotti; morti sotto Berlusconi.(P. Ricca)

Published on 03:34, 05/14,2008

os dejo aquì, despues de haberlo traducido, un articulo del 10 de mayo de Felice Lima, magistrado de la ciudad de Catania que escribe en el blog toghe.blogspot.com.
sus palabras expresan lo que pienso en este periodo mucho mejor de lo que podrìa hacer yo.

ho riportato qui e tradotto in spagnolo un articolo del 10 maggio di Felice Lima, magistrato catanese che scrive sul blog toghe.blogspot.com.
le sue parole esprimono quello che penso in questo periodo molto meglio di quanto potrei farlo io.

 (Continua)


renato schifani secondo "el paìs" / renato schifani segùn "èl paìs"

Published on 15:51, 05/12,2008

aqui el enlace a un articulo de "el paìs" del 29 de abri: Schifani, colaborador de Berlusconi, nuevo presidente del senado italiano

 


il quotidiano che leggo qui in spagna, "el paìs", aveva pubblicato un articolo sui rapporti tra schifani e la mafia il 29 aprile scorso: sopra c'è il link dell'articolo originale, qui sotto vi riporto la traduzione in italiano:

 

Schifani, collaboratore di Berlusconi, nuovo presidente del Senato italiano.  L’apertura ufficiale della XVI legislatura culminerà, presumibilmente domani, con la nomina del presidente della Camera dei Deputati.
Renato Schifani, candidato del Popolo della Libertà, è stato eletto oggi presidente del Senato italiano con 178 voti a favore, 117 astenuti e tre nulli. Stretto collaboratore di SilvioBerlusconi, è riuscito ad ottenere quattro voti in più di quelli previsti dai partiti che lo appoggiano.
 
Il candidato conservatore ha ottenuto la presidenza del Senato alla prima votazione della camera alta, dopo l’apertura in settimana della XVI legislatura italiana. Emma Bonino,invece, è riuscita ad ottenere tredici voti mentre un'altra decina si sono suddivisi tra varisenatori.
 
I parlamentari della destra italiana, rappresentata dal Popolo delle Libertà (PDL), la LegaNord e il Movimento per l’Autonomia, vincitori delle elezioni politiche, hanno applaudito l’elezione di Schifani quando questo aveva raggiunto i 162 voti necessari per ottenere lapresidenza del Senato.
 
La proclamazione ufficiale è stata data dal senatore più anziano, l’ottantenne Giulio Andreotti, dopo la rinuncia del premio Nobel Rita Levi Montalcini. 

La Camera, in attesa
 
In seguito all’elezione del presidente del Senato, dovrà essere nominato quello della Camera dei Deputati, carica per la quale il PDL presenta Gianfranco Fini, di 56 anni e presidente del partito di destra Alleanza Nazionale, che ha corso per le elezioni all’interno della lista di Berlusconi. L’elezione, secondo le previsioni, non si concluderà fino a domani in vista della quarta votazione: la legge prevede che nelle prime tre si necessiti la maggioranza dei tre quarti e nella successiva solo la metà più uno del suffragio.
 
Un siciliano a senso unico
 
Renato Schifani arriva alla Presidenza del Senato italiano dopo più di quattordici anni di politica e con una carriera marcata da un appoggio incondizionato sul futuro presidente del Paese, Silvio Berlusconi, diventando uno dei suoi uomini di fiducia.
 
Nato a Palermo, la capitale siciliana, l’11 maggio 1950 e avvocato di professione, entrò a far parte del progetto di Forza Italia nel 1995 e fu eletto senatore un anno dopo nella sua regione natale, carica che ha mantenuto nelle ultime tre legislature e nelle quali, dal 2001, ha assunto il ruolo di capogruppo di Forza Italia.
Schifani è diventato il volto di Forza Italia per i suoi ripetuti appoggi e dichiarazioni pubbliche a favore di Silvio Berlusconi, paragonandolo al Conte Cavour, uno dei principali promotori dell’unità d’Italia nel XIX secolo, per controbattere alle accuse sul conflitto d’interessi che pesavano sopra “Il Cavaliere”. Il nuovo presidente del Senato ricordò in quella occasione che Cavour occupò diverse cariche politiche e che, a sua volta, era un importante proprietario terriero e proprietario di un giornale, un paragone che ha scatenato diversecritiche e che lo stesso Berlusconi ha chiesto di evitare.
 
Nonostante la sua posizione all’interno del partito, riconvertito negli ultimi comizi in Popolodelle Libertà (PDL), assieme ad Alleanza Nazionale, Lega Nord e il siciliano Movimento per l’Autonomia, non ha occupato alcun carico ministeriale, un obiettivo per il quale, lui stesso ha assicurato, non ha mai aspirato.
 
A livello politico, Schifani è stato uno dei protagonisti della stabilizzazione del regime carcerario speciale per mafiosi e terroristi, conosciuto come articolo 41 bis. Questa misura prevede che i condannati per quei delitti non possano godere degli stessi benefici penitenziari previsti dalla legge, come la semi-libertà, salvo che non si convertano in pentiti e collaboratori di giustizia. Inoltre, è stato autore del Lodo Schifani, mediante il quale fu concessa l’immunità al Presidente della Repubblica, del Governo, di entrambe le camere e della Corte Costituzionale durante il loro mandato. Tale lodo fu dichiarato in seguito illegittimo dalla Corte Costituzionale.
 
Il suo nome, tuttavia, è stato associato dalla stampa italiana con la criminalità organizzata siciliana, dato che negli anni ottanta fu socio in una compagnia nella quale figuravano Nino Mandalà, boss del clan mafioso di Villabate, e Benny d’Agostino, imprenditore legato allo storico dirigente di Cosa Nostra Michele Greco.

 

 


IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

Published on 15:23, 05/12,2008

chiuderanno la bocca a marco travaglio, e ad annozero.
vedevo ieri su youtube una puntata in cui, ospite mastella, si parlava di pacs.un ragazzetto cerca di convincere mastella dell'importanza dei diritti degli omosessuali.santoro difende il ragazzetto.mastella comincia a incazzarsi e si rivolge a santoro urlando "lei è fazioso!" e santoro di risposta: "e vabbè,ha detto 'na cosa originale!".
ora: santoro è fazioso, il che è riconosciuto all'unanimità e soprattutto da lui stesso. non per niente ha aderito al programma di Romano Prodi e si candida come parlamentare europeo nel 2004 per la lista di Uniti nell'Ulivo
..eppure a quanto pare, come presentatore funziona, e continuano ad affidargli programmi d'approfondimento. così come porta a porta continua ad essere affidato a bruno vespa, e il tg4 a emilio fede.nessuno ha mai recriminato.
ed aggiungo io (intanto scusandomi con santoro per averlo paragonato a vespa e a fede):ci sono giornalisti che fanno informazione il più obiettivamente possibile, e ci sono giornalisti che ci tengono a esprimere le proprie opinioni. in più vorrei sottolineare la differenza:vespa e fede si sono più volte impegnati ad oscurare fatti.nessuno dei due ha mai parlato dei fatti gravi che riguardavano i partiti di destra italiani, tanto per cominciare, della sentenza dell'utri.
santoro certo fa trasparire le sue idee politiche, ma non mi pare che ad anno zero si siano mai negati a parlare di fatti, anche pesanti che riguardavano la sinistra (ad esempio il caso mastella o quello unipol).
...arriviamo a travaglio:travaglio non è un giornalista fazioso.sicuramente ha un metodo discutibile di raccontare le cose, sembra che stia sempre mettendo sotto processo tutti e che li vorrebbe tutti in galera.ha un tono calmo, lievemente ironico, e proprio per questo appare ancora più aggressivo perchè è sicuro di quello che dice.tutto questo può piacere o non piacere, ma sono pochissimi i momenti in cui ho sentito travaglio parlare di suo proprie opinioni.
travaglio presenta sempre fatti, documentati (la maggior parte della gente si fida, io qualche sentenza me la sono andata a leggere e corrispondeva a ciò che lui raccontava), molte volte l'hanno querelato per diffamazione, ha vinto tutte le cause, tranne un paio (di cui una contro previti, non ricordo bene per quale ragione).
ora, la destra e la sinistra ci hanno fatti pieni i coglioni con le scuse del "complotto" e con la solidarietà tra l'uno e l'altro:chi ha difeso mastella, chi ha espresso solidarietà a cuffaro quando è stato condannato in primo grado, veltroni che ora esprime solidarietà per schifani, schifani che sostiene "che si voglia compromettere il clima di dialogo che si è costruito con la nuova legislatura?" ma quale dialogo e chi vuole comprometterlo? io voglio sapere chi ho al governo dopodichè decido se dargli la mia fiducia o no.
c'è molta gente che sa delle relazioni tra mafia e molti politici in parlamento e gli va bene così. io personalmente non sono assolutamente d'accordo, ma ognuno si mette la mano sul cuore (o sul portafogli) e si fa i suoi due conti.
togliermi il diritto di sentire l'unica voce che parla fuori dal coro in questo momento mi fa sentire male, l'idea che tra due mesi tornerò in un'italia con un clima del genere mi fa sentire malissimo.
perchè io so che attingo informazioni da internet, dai vari blog di giornalisti, magistrati, politici e gente comune o di cultura che si batte per un'informazione libera.
ma so che quaranta milioni di elettori o quanti cazzo sono, non ricevono informazione da almeno quindici anni:c'è chi si deve assumere la propria colpa per essersi lasciato disinformare, ma c'è chi non ha vissuto in un ambiente che l'abbia educato a spirito critico e in generale ci si aspetta che dove la famiglia e l'istruzione hanno toppato, l'informazione possa qualcosa.
non voglio convincere tutti quanti dell'ineticità di eleggere un mafioso o uno con amicizie famose, ma non possono convincermi che la gente non debba sapere che quello è un mafioso o ha amicize mafiose.
berlusconi, nel cosidetto editto bulgaro (e non si tratta di molto tempo fa ma la gente evidentemente dimentica) diceva che "santoro, biagi e luttazzi avevano fatto un uso criminoso della televisione pubblica pagata da tutti": la realtà è che l'uso criminoso l'hanno fatto i governi che si sono succeduti, di destra e di sinistra, lasciando tanto posto ai programmi spazzatura perchè vendono, e mettendo i pochi servizi interessanti a orari improbabili in cui nessuno li guarda.
siamo per la pluralità di informazione e di varietà televisiva?d'accordo, accetto che ci sia maria de filippi o chi per lei a rincoglionire milioni di italiani tutti i santi giorni della settimana.ma non toglietemi quel poco spazio che date a gente che cerca di svegliarmi.

[post scritto di getto appena sveglia per l'incazzatura dopo le dichiarazioni di finocchiaro e an contro travaglio ]

 

traducirè este post al español lo màs pronto posible 


interrumpimos temporalmente la democracia por falta de patrocinadores

Published on 15:21, 05/06,2008


perchè berlusconi è invotabile/porquè es absurdo votar a berlusconi

Published on 21:49, 05/01,2008

introducciòn: ya se que muchas de las personas que leen este blog porque me conocen, nunca han votado para berlusconi, ni necesitan saber màs para no hacerlo. por ello, este escrito està dirigido a a)la gente que pasa por aqui por casualidad b)todos los que no han votado, los del partido del "son todos ladrones" y a los que no han votado para protestar (entonces dirìa que lo estoy dedicando a mi madre, aunque ya sepa todo esto y sobretodo no lea mi blog)

y sobretodo este escrito està dirigido a todos los que aquì en españa me preguntan: "pero porquè coño le votan aùn?" 

a continuaciòn hay unos cuantos enlaces que os seràn muy utiles (bueno, a lo mejor sean màs utiles para los italianos, porque estàs cosas la informaciòn pùblica extranjera si que las dice, la informaciòn publica italiano no) 


 
introduzione: so che molte delle persone che leggono questo blog perchè mi conoscono non hanno mai votato berlusconi e non hanno bisogno di ulteriori motivazioni per non farlo.  pertanto questo post è rivolto a)a la gente che passa per di qua b)a quelli che non hanno votato, quelli del partito del "tanto sono tutti ladri" e quelli che non hanno votato per protesta (quindi direi che questo post è dedicato in buona parte a mia madre anche se queste cose già le sa e sopratutto dubito che legga il mio blog). 

e soprattutto questo post è dedicato a tutte le persone che qui in spagna mi chiedono "ma perchè in italia lo votano ancora?"

vi fornisco di seguito alcuni link video che sono stati molto utili alle mie ricerche di questi giorni e, per chi abbia voglia di leggersela fino in fondo (tanto per spezzare una lancia ai vari travaglio e compagnia che predicano queste cose già da molto tempo..) la sentenza dell'utri.
ho segnalato nella traduzione spagnola del post che di sicuro queste cose sono più utili a noi italiani, perchè la nostra informazione pubblica non ce le dice.

 

citizen berlusconi
sua maestà silvio berlusconi
in un altro paese
berlusconi difende dell'utri
sentenza dell'utri

 p.s.come ha detto montanelli in una delle sue ultime interviste: "questa non è la destra, è il manganello:gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello"

 

 


...i'll think it strange (introduzione)

Published on 00:22, 04/28,2008

"when any mortal(even the most odd)

can justify the ways of man to God
i'll think it strange that normal mortals can

not justify the ways of God to man"

 E. E. Cummings


"chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ha paura muore una volta sola": questo ha detto Paolo Borsellino, non troppo tempo fa.
sono giorni in cui me ne sto chiusa in casa a leggere...scopro cose che non mi ha mai raccontato nessuno, e sfogo le mie piccole tragedie personali nelle grandi tragedie del mio paese.mi chiedo che ne è stato di noi negli ultimi quindici anni..finita la stagione degli scandali, dei maxiprocessi, della gente che aveva voglia di fare qualcosa. oggi è tutto normale... noi, a braccetto con la nostra anarchia.

il mio soggiorno madrileño volge al termine:due mesi e tornerò a roma (e forse mi ritroverò il simpatico ex fascista con gli occhi troppo vicini per poter esser preso sul serio..) 

forse, penso, è ora di uscire dal meccanismo del tipico italiano che si lamenta, manifesta e poi la sera torna a casa e si fa i cazzi suoi.sono passate due settimane dalle elezioni..ancora se ne parla, ma in poco tempo, si sa, la gente se ne scorda: italia?pasta pizza mandolini e berlusconi. così ci vedono nel resto del mondo.

a me è tornata una gran voglia di scrivere, voglia di condividere pensieri con altri, e ho deciso di riaprire un blog..non so esattamente cosa ne farò, cosa ci metterò qui, chi lo leggerà. 

intanto vi regalo la poesia di cummings che mi ha ispirato il titolo del blog e con lei, spero, un sorriso. A presto. 

 

"Los que tienen miedo mueren todos los días, los que no lo tienen mueren sólo una vez": esto dijo Paolo Borsellino, y no hace mucho tiempo.
estos son dias en que me encierro en casa leyendo..descubro cosas que nunca me han sido contadas, y canalizo mis pequeñas tragedias personales en las grandes tragedias de mi paìs. me pregunto que ha pasado en los ultimos quince años...se acabò la temporada de los escandalos, de los grandes juicios, de la gente que tenìa ganas de cambiar las cosas..hoy es todo normal: nosotros y nuestra anarquìa.

mis dias madrileños estàn a punto de acabarse:me quedan dos meses; luego volverè a roma (y quizas allì encontrarè el simpatico ex-facha con los ojos demasiado cercanos para poderle tomar en serio) 

tal vez, pienso, sea el momento de salir del mequanismo tipico italiano:quejarse, manifestar por la calle y volver a casa por la noche cada uno a su bola..hace dos semanas que tuvimos las elecciones..aùn estamos hablandolo, pero, ya sabeis, dentro de poco la gente se olvida.italia?pasta pizza mandolinos y berluconi. asì nos vee el resto del mundo. 

me han entrado muchas ganas de escribir y de compartir pensamientos con los demàs: he decidido volver a abrir un blog..no tengo ni idea de que escribirè aquì ni de quien lo leerà.

de momento os regalo el poema de cummings que me inspirò el titulo y con el, espero, una sonrisa. hasta pronto.