procrastination . the great escape
Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi prima di andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.
Eppur parenti siamo un po'
di quella gente che c'è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.
Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un'idea come un'altra.
Ah, la la la la la la
Ma quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l'annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po' randagi ci sentiamo noi.
Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia...
e intanto, nell'ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.
In un'immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise...
Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.
"un paio di volte all'anno mi faccio una cassetta da mattere in macchina, un nastro pieno di tute le nuove canzoni che ho amato nel corso degli ultimi mesi. ogni volta che ne completo una mi pare impossibile che potrà essercene un'altra. ma c'è sempre, e non vedo l'ora che arrivi: basterebbe qualche altro centinaio di cose come questa per rendere la vita degna di essere vissuta." nick hornby
31 canzoni da scaricare illegalmente
"un par de veces por año hago un cassette para el coche, una cinta llena de todas las nuevas canciones que he amado en los ultimos meses. cada vez que acabo con una me parece imposible que pueda haber otra. pero siempre hay y no veo la hora de que llegue: serìan suficientes unas cien cosas màs como esta para que la vida fuera digna de ser vivida" nick hornby
31 canciones para bajarlas ilegalmente
1. florence sur les champs elysees, miles davis
2. gorriòn, dino saluzzi
3. adam lives in theory (mtv unplugged), lauryn hill
4. vienna, vienna, daniele luttazzi
5. lost someone, cat power
6. minha galera, manu chao
7. vote or die, modeselektor
8. in a sentimental mood, django reinhardt
9. nude, radiohead
10. stardust, glenn miller & benny goodman
11. little wing, stevie ray vaughan
12. jaan pehechaan ho, mohammed rafi
13. roads (live at roseland nyc), portishead
14. have you evere loved a woman, eric clapton
15. theme from ghost world, david kitay
16. riot van, arctic monkeys
17. rainin' babies, flaming lips
18. i must have it, vince giordano & the nighthawks
19. just friends, charlie parker
20. all the things you are, art tatum
21. venezuela, lionel belasco
22. petit fleur, wadadda
23. mista president, souljazz orchestra
24. guns of brixton, nouvelle vague
25. paraiso di atlantico, cesarìa evora
26. society, eddie vedder
27. tommib, squarepusher
28. nothing compares to yoy, jimmy scott
29. the hardest walk, jesus and mary chain
30. half a person, the smiths
31. five stop mother superior rain, flaming lips
"Negli anni cinquanta io me ne andai, come oggi i ragazzi vanno in India, vanno via, anch’io me ne andai nauseato, stanco da questa Roma del dopoguerra, io allora a vent’anni, mi trovavo di fronte a questa situazione, andai via da questa Roma anni 50.
E me andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle
me andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ce voleva ‘na raccomandazione
me andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti
me andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di Via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini
me andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell’Altare della patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch’è meglio di Milano
me andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è ‘na lira, quella Roma der còre de Roma
me andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Pietà, di …chi cazzo, di campo de’ Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c’hai ‘na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, me n’andavo da quella Roma di merda!
Mamma Roma! Addio."
Remo Remotti
...eppure a testa bassa e con nostalgia...ci torno....