procrastination . the great escape

Published on 11:57, 10/11,2008


e.e. cummings - new poems

Published on 01:48, 09/27,2008

Tu e io siamo essere umani; i più sono degli snob... ...I più sognano una tuta garantita anticoncezionale d'indistruttibile apersonalità. Se i più dovessero nascere due volte improbabilmente lo chiamerebbero morire - tu e io non siamo degli snob. Noi non possiamo mai nascere abbastanza. Siamo esseri umani; per cui la nascita è un mistero che avviene solo quando siamo fedeli a noi stessi.
Tu e io portiamo la pericolosamente comoda veste del fato e troviamo che ci dona
. La vita, per noi eterni, è il presente, e il presente è troppo occupato a essere un pò più di tutto per sembrare qualcosa, catastrofico incluso.
... Con te lascio un ricordo di miracoli: sono di qualcuno che sa amare e che di continuo rinascerà, un essere umano; qualcuno che ha detto a chi gli stava vicino, quando le sue dita si rifiutavano di tenere un pennello, "legatemelo in mano"-
...nulla di comprovante o malato o parziale. Nulla di falso, nulla di difficile o facile o piccolo o colossale. Nulla d'ordinario o straordinario, nulla di vuoto o pieno, reale o irreale; nulla di debole e conosciuto o goffo e indovinato. Ovunque tinte figlianti, innocenti spontanee, vere.
Da nessuna parte possibilmente carne e impossibilmente un simile giardino, ma veri fiori che sono mammelle fra bocche di luce. Nulla di creduto o dubitato; cervello sopra cuore, superficie: in nessun luogo odiare o aver paura; ombra, mente senz'anima.
... Solo incommesurabili fresche fiamme creatrici...
solo reciproco costruirsi sempre distinti sestessi che vicendevoli s'aprono interamente: solo vivi...
...Mai le assassinate finalità del dovequando e sino, nongiuochi impotenti di falsovero e verofalso; mai raggiungere o fermarsi, mai la morbida avventura nonfato, pene ingorde o estasi meschine d'inesistenza...
...Mai riposarsi e mai avere: solo crescere...
Sempre la bella risposta che pone una domanda più bella...


Everness

Published on 00:05, 09/25,2008

Sólo una cosa no hay. Es el olvido.
Dios, que salva el metal, salva la escoria
y cifra en Su profética memoria
las lunas que serán y las que han sido.

Ya todo está. Los miles de reflejos
que entre los dos crepúsculos del día
tu rostro fue dejando en los espejos
y los que irá dejando todavía.

Y todo es una parte del diverso
cristal de esa memoria, el universo;
no tienen fin sus arduos corredores

y las puertas se cierran a tu paso;
sólo del otro lado del ocaso
verás los Arquetipos y Esplendores.

 (J.L. Borges)


salomè - oscar wilde

Published on 19:19, 09/14,2008

"Ma bisogna ritrovarlo e dirgli da parte mia che non gli permetto di risuscitare i morti. Trasformare l'acqua in vino, guarire i lebbrosi ed i ciechi... può fare tutto questo, se lo vuole. Non ho nulla da dire contro queste cose. Al contrario, io trovo che guarire i lebbrosi sia una buona azione. Ma non permetto che lui risusciti i morti... Sarebbe terribile, se i morti ritornassero..."


"Ma no, non è freddo per niente. Al contrario, fa un caldo torrido! Fa troppo caldo. Soffoco. Versatemi dell’acqua sulle mani.Datemi della neve da mangiare. Toglietemi le fibbie dal mantello. Su, presto, slacciatemi il mantello... No. Lasciatelo. È la mia corona che mi fa patire, la mia corona di rose. Questi fiori sembrano infuocati. Mi hanno bruciato la fronte. (Si strappa dalla testa la corona e la butta sul tavolo). Ah! Respiro, finalmente! Come sono rossi questi petali!
Somigliano a macchie di sangue sulla tovaglia. Non fa niente. Non si deve trovare dei simboli in ogni cosa che vediamo. Questo rende impossibile la vita. Sarebbe meglio dire che le macchie di sangue sono belle quanto i petali di rosa
."


omaggio ad antonio rezza

Published on 13:56, 06/10,2008

non saprei spiegare in termini chiari chi è Antonio Rezza. sento però un grande bisogno di farlo conoscere a chi ancora non l'ha mai visto all'opera.
quindi ho deciso di utilizzare le sue parole per presentarlo, raccogliendo una manciata di frasi estrapolate dalle due interviste della Bignardi.

"penso che l'autore sia il male dell'opera"

"ai miei spettacoli ridono... non so perchè.. sto tentando di capirlo da anni"

"il servilismo è grave anche verso se stessi"

"non diventerò mai cosi intelligente da bestemmiare in diretta"

"la censura vera è quella che non lascia traccia"

"il problema di grillo è che riconosce l'istituzione come valida, non propone l'abbatimento dell'istituzione, propone un cambiamento. io non credo nelle istituzioni.l'anarchia non è una soluzione..ma questo non è l'unico mondo possibile da vivere. non sta a me trovare soluzioni, non faccio il guaritore, analizzo, faccio il filosofo, sui palchi, con il corpo, senza parola non mi abbasso a dettare le regole della comprensione"

"credo che si debba conquistare una malinconia talmente forte che poi... io sono abbastanza malinconico.. per me l'unico interesse è ridere.finchè ci sarà da ridere io potrò vivere. mi piace molto il ridere, perchè è il risultato di una malinconia inguaribile, definitiva, che mi porta poi a questa apertura fondamentale veverso la risata, l'ironia feroce"

"adesso ho perso ogni speranza.sono votato ad una sana disperazione,non credo che la speranza possa aiutare l'uomo, da giovane invece avevo parecchie speranze. la speranza deriva da una coscienza religiosa, quindi è reazionaria. c'era un periodo in cui pensavo che il principale nemico fosse la religione, ora penso che il nemico principale sia in ogni sua manifestazione lo stato democratico, quindi ho altre ambizioni, voglio demolire altre cose"

"io non credo nel potere, non do alcun potere al potere, non lo riconosco in nessuna sua manifestazione"

"la parola 'pizza' mi ricorda il posto dove vivo e quindi mi ricorda le mie origini.sono contrario ad ogni tipo di provenienza. la prima cosa che dovrebbe fare una persona è scappare, da dovunque nasca, perchè poi il paese dove vivi ti da una padronanza linguistica che ti impedisce di capire che devi andare altrove: quindi 'pizza' mi fa venire in mente ce non sono ancora andato altrove"

"chi è il nuovo ministro della cultura?"
"beh non avendo cultura in italia non credo che ci sia un ministro"

un paio di video:

l'orrore di vivere

troppolitani 


ti ricordi?

Published on 00:43, 06/09,2008

Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti assieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo per le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spianavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. "Ti ricordi?" ci diremo l'un l'altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu - ora mi ricordo - non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, nè battesti mai alla porta del castello deserto, nè camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, nè ti addormentasti sotto le stelle d'Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d'inverno, probabilmente noi rimarremmo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei "Ti ricordi?", ma tu non ricorderesti.
Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell'anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade nascono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ora vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremmo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensare, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo sempre tenendoci per mano, poichè le anime si parlano senza parola. Ma tu - adesso mi ricordo - non mi dicesti cose insensate, stupide e care. Nè puoi quindi amare quelle domeniche che io dico, nè l'anima tua sa parlare alla mia in silenzio, nè riconosci all'ora giusta l'incantesimo della città, nè le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrare fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient'altro.
Vorrei anche andare con te d'estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l'acqua che passa, ascoltare nei pali del telefono quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull'erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti "Che bello!" Niente altro diresti perchè noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come fossero nate allora.
Ma tu - ora che ci penso - tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccuoata a esaminare una calza, mi chiederesti un'altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti "Che bello!", ma altre povere cose che a me non importano. Perchè purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici.
Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colma di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando sopra di sè una specie di musica. Con la canida superbia die bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristalloe  gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, nè dei presentimenti che passano, nè ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Nè udresti quella specie di musica, nè capiresti perchè la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade sugli ultimi raggi. Ed io sarei solo. E' inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d'estate o d'autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, nè guarderò le nubi, nè darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all'amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.
Ma tu - adesso che ci penso - sei troppo lontana, centinaia e cenitnaia di chilometri difficili da valicare, tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco perchè ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.
 
[inviti superflui - dino buzzati] 


Ed io non so chi va e chi resta - Y no sé quién se va y quién se queda

Published on 00:30, 06/09,2008

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto
.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

[la casa dei doganieri, eugenio montale]



Tú no recuerdas la casa de los aduaneros
sobre el barranco profundo de la escollera:
desolada te espera desde la noche
en que entró allí el enjambre de tus pensamientos
y se detuvo inquieto.

El sudeste azota hace años los viejos muros
y el sonido de tu risa ya no es alegre:
la brújula gira enloquecida a la aventura
y el cálculo de los dados ya no vuelve.
Tú no recuerdas; otro tiempo trastorna
tu memoria; un hilo se devana.

Aún tengo un extremo; pero se aleja
la casa y sobre el techo la veleta
tiznada gira sin piedad.
Tengo un extremo; pero tú estás sola,
no respiras aquí en la oscuridad.

¡Oh el horizonte en fuga, donde se enciende
rara la luz del petrolero!
¿Está aquí el paso? (la marejada insiste
aún sobre el barranco que se derrumba...)
Tú no recuerdas la casa de esta
noche mía. Y no sé quién se va y quién se queda.

[la casa de los aduaneros, eugenio montale]


così piccole mani / manos tan pequeñas

Published on 04:14, 05/22,2008

là dove non ho mai viaggiato, gioiosamente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più fragile ci sono cose che m'imprigionano,
o che non posso toccare perché sono troppo vicine

il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre,petalo per petalo come la Primavera apre
(toccando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa

o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s'immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ciò che ci sarà dato di percepire in questo mondo è pari
al potere della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre con ogni pensiero

(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa in me comprende
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha così piccole mani


En algún lugar al que nunca viajé alegremente más allá
de toda experiencia, tus ojos tienen su silencio.
En tu gesto más frágil hay cosas que me encierran
o que no puedo tocar, poque están demasiado cerca

Tu mirada más leve me descerrará fácilmente
aunque me haya cerrado como dedos.
Tú siempre me abres pétalo a pétalo como la primavera abre
hábil, misteriosamente,su primera rosa.

O si tu deseo fuera cerrarme yo y
mi vida nos cerraremos, maravillosamente, repentinamente...
como cuando el corazón de esta flor imagina
la nieve cuidadosamente cayendo por todas partes.

Nada, que percibamos en este mundo iguala
el poder de tu fragilidad intensa: cuya textura
me compele con el color de sus campos
trayendo la muerte y el para siempre en cada respiro.

Yo no sé qué hay en ti que se cierra
y abre; apenas algo en mí comprende
que la voz de tus ojos es más profunda que todas las rosas.
Nadie, ni siquiera la lluvia, tiene manos tan pequeñas.

[e. e. cummings]

 

[homenaje a una foto de un amigo /omaggio a una foto di un amico] 

[matite aquerellabili / lapices acuarelable] 


E' bello, ma è arte? - Es bonito, ¿pero es arte?

Published on 02:06, 05/21,2008

“Esta magnifica obra maestra lleva allì siglos, quizá es la mayor obra del hombre en todo el mundo occidental, no obstante, no tiene firma: "Chartres." la celebración de la gloria de dios y de la dignidad del hombre. todo lo que queda, asì parecen pensar los artistas de hoy, es el hombre: desnudo, pobre, miserable.
ya no hay celebraciones, el nuestro, nos dicen los científicos, es un universo desechable.
quizás sea esta gloria anónima, entre todas las demás cosas, este rico bosque de piedra, este canto épico, este gozo, este grandioso salmo de afirmación, lo que elijamos cuando nuestras ciudades sean sólo polvo y que, permaneciendo intacto, indique dónde estuvimos y testifique cuanto en nosotros, aùn hay que cumplir.
nuestras obras en la piedra, en lienzos o impresas, apenas perduran una décadas, o un milenio, o dos. pero todo debe caer, finalmente, bajo la tierra, o consumirse hasta la definitiva ceniza universal: triunfos y engaños, tesoros y fraudes.
es la realidad de la vida: todos tenemos que morir.
"sed alegres" claman los artistas muertos desde el vivo pasado.
todos nuestros cantos serán silenciados. pero... ¿y qué importa? seguimos cantando.
quizás el nombre de un hombre no importe tanto.”


“questo maginifico capolavoro d'arte è li da secoli, è forse la maggiore opera dell'uomo in tutto il mondo occidentale, eppure non è firmato: chartre. un inno alla gloria di dio e alla dignità dell'uomo. tutto ciò che resta, così sembrano pensarla gli artisti di oggi, è l'uomo: nudo, povero e totalmente indifeso.
non ci sono inni da sciogliere, il nostro - gli scienziati non fanno che ripeterlo - è un universo disponibile;
forse quando tutte le nostre città saranno polvere, sceglieremo quest'anonima gloria di tutte le cose, questa sfarzosa foresta di pietra, questo epico canto, quest'eleganza, questo maestoso, corale, canto di affermazione; lo sceglieremo per sentirci ancora vivi, pregheremo perchè resti in piedi a significare il nostro passaggio, a testimoniare quanto vi è ancora in noi da compiere.
le nostre opere nella pietra, sulla tela, o nella stampa, di rado vengono risparmiate per qualche decennio, o per un millennio o due, ma alla fine ogni cosa viene annullata dalla guerra o si cancella nell’ineluttabile cenere universale: trionfi e inganni, tesori e falsi.
è la realtà della vita:dobbiamo morire. ma siate allegri: dal passato vivente ci giungono le grida degli artisti morti.
tutte le nostre canzoni verranno messe a tacere, ma cosa importa? continuiamo a cantare. forse il nome di un uomo non è poi cosi importante.”

 (Continua)


tres dibujos mios y un poema de cummings/tre miei disegni e una poesia di cummings

Published on 05:16, 05/13,2008

tintachinarimbaudiun

 (inchiostro di china - tinta china; 12.05.08)

incisione vecchia

 (puntasecca - puntaseca; 9.05.08) 

carboncino fumo

(carboncino - carboncillo; ?.01.08) 

darle a la imagen para verla màs grande
fate click sull'immagine per vederla più grande

que mi corazón esté siempre abierto a pequeños
pájaros que son los secretos del vivir
canten lo que canten es mejor que saber
y si los hombres no los oyen los hombres son viejos

que mi mente se pasee hambrienta por ahí
e intrépida y sedienta y flexible
y hasta si es domingo que pueda estar equivocado
pues siempre que los hombres tienen razón no son jóvenes

y que yo pueda hacer nada provechosamente
y amarte a ti así más que verdaderamente
jamás ha habido un tonto tan grande que no acertara
a sacudirse todo el cielo sobre su cabeza con una sonrisa
 
Sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli
uccelli che sono il segreto del vivere
qualsiasi loro canto è meglio del sapere
e gli uomini che non li sentono sono vecchi

sempre la mia mente vaghi affamata
intrepida assetata e agile
e anche s'è domenica il torto sia mio
ché se la gente ha ragione non è giovane

e che io non faccia mai nulla di utile
e il mio amore per te sia più che sincero
perché nessuno giammai fu così stolto
da non attirarsi con un sorriso il cielo
 
('New Poems' E. E. Cummings)

 


dos poemas * due poesie

Published on 06:23, 05/12,2008

 

photo by darek siatkowski 

 
mi vida entera

aquì otra vez los labios memorables, ùnico y semejante a vosotros.
soy esa torpe intensidad que es un alma.
he persistido en la aproximaciòn de la dicha y en la privanza del pesar.
he atravesado el mar.
he conocido muchas tierras;he visto una mujer y dos o tres hombres.
he querido a una niña altera y blanca y de una hispànica quietud.
he visto un arrabal infinito donde se cumple una insaciada inmortalidad de ponientes.
he paladeado numerosas palabras.
creo profudamente que eso es todo y que ni verè ni ejecutarè cosas nuevas.
creo que mis jornadas y mis noces se igualan en pobreza y en riqueza a las de dios y las de todos los hombres.

(j.l.borges) 

 

lluvia

me desperté esta mañana con
unas ganas tremendas de quedarme todo el día en la cama
leyendo. luché contra ello durante un minuto.

entonces mirè afuera de la ventana, hacia la lluvia.
y me rendí. me entregué por entero
al cuidado de esta mañana lluviosa.

¿viviría mi vida otra vez?
¿harìa los mismos imperdonables errores?
sí, a la mínima posibilidad que tuviera. sí.

(r.carver) 



tutta la mia vita


di nuovo qui, le labbra memorabili, unico e simile a voi.
sono quella maldestra intensità ch'è un'anima.
sono rimasto in prossimità della gioia e nell'immunità dalla pena.
ho attraversato il mare.
ho conosciuto tante terre;ho visto una donna e due o tre uomini.
ho mato una bimba altera e  bianca, e di una placidezza ispanica.
ho visto un sobborgo infinito dove si compie un'inesausta eternità di tramonti.
ho assaporato numerose parole.
credo profondamente che questo sia tutto e che nè vedrò, nè compiero nuove cose.
credo che le mie giornate e le mie notti eguaglino in povertà e in ricchezza quelle di dio e di tutti gli uomini. 

(j.l.borges)


pioggia


Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare a letto tutto il giorno
e leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.
 
Rivivrei la mia vita un’altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Si, se appena potessi. Sì.

(r.carver) 


toda poesìa es misteriosa

Published on 03:09, 04/29,2008

"Toda poesía es misteriosa; nadie sabe del todo lo que ha sido dado escribir. La triste mitología de nuestro tiempo habla de la subconciencia o, lo que es aún menos hermoso, de lo subconsciente; los griegos invocaban la musa, los hebreos al Espíritu Santo; el sentido es el mismo”.

J.L.Borges 

cuando tenìa dieciseìs o diecisiete años, despues de haber leido algo sobre mallarmè, escribì entorno al miedo de la hoja blanca. (siento no traducir todo el texto del 2006 pero serìa mucho trabajo ya ès una hora...)

vuelvo a leerlo hoy, al fondo, las palabras de alguien que me dijo que la inspiraciòn, siempre ha sido supervalorada; 

despuès de dos o tres años vuelvo a escribir para alguien que lee. en realidad, de momento aùn estoy en busca de cosas y de ideas, y utilizarè palabras de otros màs que palabras mìas. tener paciencia.

 

"ogni poesia è misteriosa;nessuno sa fino in fondo cosa glie è stato concesso di scrivere.la triste mitologia del nostro tempo para di subcoscienza o di, la qual cosa è ancora meno bella, del subconscio; i greci invocvano la musa, gli ebrei lo spirito santo: il senso è lo stesso"

J.L.Borges 

quando avevo diciassette anni, dopo aver letto quacosa su mallarmè scrissi un testo sulla paura del foglio bianco;

[il punto non è tanto la paura del foglio bianco. dopo che mallarmè ha lasciato una pagina bianca, dopo che fontana ha bucato una tela, mi sembra irrispettoso oltre che ritardatario avere paura.eppure anche loro ne hanno avuta. sarebbe troppo semplice pensare che abbiano soltanto voluto fare qualcosa di rivoluzionario. hanno avuto paura e quella paura l'hanno lasciata là spiattellata su una superficie bianca, mostrata al mondo con irriverenza.ma insomma il punto non è questo. c'è sempre qualcosa da raccontare, qualcosa da scarabocchiare. e a me piace il sussurro dell'inchiostro che si sparge sulla carta.... è esteticamente bello oltre che pacificante. scrivere scrivo, sul diario, sul blog, scrivo lettere.e poi c'è sempre qualcosa da raccontare: una busta di plastica trascindata dal vento, il crepitio di una sigaretta che brucia, il cielo sopra una città, una conversazione ascoltata di sfuggita su un autobus, un taglio d'occhi particolare. il problema sono le storie oltre le immagini. la paura di narrare una storia che non interessi a nessuno, che poi è la nostra storia. magari non quella visibile ma quale scrittore non narra la propria parabola interiore?il punto è narrare una storia che interessi perchè no, nessuno scrive per se stesso, almeno non solo per questo. infilare parole una dietro l'altra è  facile ma è opera da parolisti non da scrittori. il punto è accantonare l'artificio parolistico per mettere a nudo l'ispirazione, il pensiero. far muovere l'immagine. poi le cose si mettono a posto da sole. ma se davvero tutto è già stato raccontato, tutto è già stato scritto, dipinto scolpito fotografato,a noi figli del terzo millenio cosa resta?una crtica della critica?apprendere capire impare elaborare e la creazione, l'immaginazione, dove le abbiamo lasciate? davvero tutto è gia stato succhiato lacerato spogliato fino all'ultimo drappo? no, io credo che tutto questo sia un palliativo, una scusa neanche teoppo originale per non confessare a noi stessi la nostra paura.la paura della superficie bianca da riempire sia pure con queste banali considerazioni. nessuno si è alzato una mattina, ha scostato la tenda della finestra e ha trovato qualcosa di nuovo da dire, cosi su due piedi guardando il palazzo di fronte. ungaretti avrà accartocciato decine di fogli prima di illuminarsi di quelll'immenso, tessuto di luce mattutina, di parole,d'inchiostro d'emozioni. e forse non tutti siamo destinati a un finale celebre che darà valore ai nostri fogli accartocciati e a frasi cancellate ma...almeno ci avremo provato. se davvero tutto è gia stato fatto, tutto è gia stato detto se non possiamo piu creare allora vivere respirare parlare mangiare ascoltare non ha alcun significato. forse io sono troppo terorica forse penso troppo e faccio troppo poco ma alcune persone hanno una naturale inclinazione all'elaborazione mentale prima della creazione. o forse è solo questa debilitante insicurezza davanti al giudizio altrui, davanti a chi ti taccia di cultura ostentata o di compiacerti delle belle parole che conosci, davanti a chi non capisce da dove nasca una riflessione ea chi preferisce ricevere passivamente la pseudocultura televisiva invece di riflettere approfondire prendere la vita con calma andare al di là dell'immediatezza del risultato. e poi in fondo ce l'abbiamo tutti quest'insaziabile desiderio di raccontarci di essere capiti appoggiati elogiati.ecco mi sono arenta. una manciatia di frasi e non riesco piu  a pensare a nulla al di fuori delle necessità contingenti. la vita è talmente infarcita di preoccupazioni inutili che quelle poche riflessioni spontanee si stampano nell'aria o tavolta sulla carta e restano li spiattellate come la paura di mallarmè: ma non al mondo, solo a noi stessi, a riconfermarci la nostra impotenza di figli del terzo millennio. marzo 2006]

oggi lo rileggo, di sottofondo, le parole di una persona che mi ha detto "l'ispirazione è sempre stata sopravvalutata"; dopo due o tre anni, torno a scrivere per qualcuno che legge. in realtà per ora mi limiterò a guardarmi intorno e condividerò con voi più parole di altri che parole mie. abbiate pazienza