genova per noi . paolo conte

Published on 16:16, 06/21,2008

Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi prima di andare a Genova

che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più.

Eppur parenti siamo un po'
di quella gente che c'è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.

Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un'idea come un'altra.

Ah, la la la la la la

Ma quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l'annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po' randagi ci sentiamo noi.

Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia...
e intanto, nell'ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.


In un'immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise...

Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte e non torniamo più
.


"Le menzogne di stato" di Bruno Tinti

Published on 19:00, 06/19,2008

La convulsa attività legislativa dell’attuale maggioranza ha una caratteristica particolare: ogni provvedimento emesso è preceduto e giustificato da bugie.

Non è vero che esista un problema sicurezza pubblica: il numero dei reati commessi è in costante flessione. E tuttavia il problema sicurezza pubblica è percepito dai cittadini come un problema grave perché tutti i giorni, a pranzo, cena e colazione, televisioni di Stato e private (le 6 reti controllate dal Presidente del Consiglio) e giornali di partito spiegano che c’è un grave problema di sicurezza pubblica e avvalorano questa “denuncia” con minuziosi racconti di scippi, furticiattoli e qualche reato grave, morbosamente esibito.

Se adottassero la stessa tignosa diligenza per raccontare le migliaia di corruzioni che vengono scoperte ogni giorno in Italia, le decine di migliaia di frodi fiscali che impoveriscono l’Italia di centinaia di milioni di euro, le decine di morti sul lavoro che insanguinano ogni giorno fabbriche e cantieri, i milioni di abusi edilizi che deturpano il Paese, gli inquinamenti, le frodi nei finanziamenti UE, insomma tutti quelli che per la classe dirigente italiana non sono reati degni di attenzione; ebbene, è certo che i cittadini italiani avrebbero del loro Paese una percezione diversa, assai più preoccupante del preteso problema sicurezza e certamente assai più realistica.

Non è vero che sono gli extracomunitari o i rumeni che commettono il maggior numero dei reati: in realtà questa categoria di persone commette il maggior numero di piccoli reati, furti nei supermercati, nei cantieri, sugli autobus; le rapine, il traffico di droga, gli omicidi sono commessi in percentuale maggiore da italiani; e naturalmente i reati di cui non si deve parlare, quelli che è bene che non preoccupino l’opinione pubblica, quelli citati sopra, la corruzione, la frode fiscale, il falso in bilancio, gli infortuni sul lavoro, i reati ambientali ed edilizi, gli inquinamenti, quelli sono commessi soltanto da italiani.

Non è vero che, per quanto riguarda gli extracomunitari e i rumeni che delinquono, la soluzione giusta consiste nell’espulsione: la soluzione giusta, come ognuno può capire, consiste nel metterli in prigione, proprio come si deve fare con chiunque commetta reati.

Naturalmente per fare questo occorre un sistema giudiziario che funzioni; quindi bisognerebbe cambiare in fretta e furia il 90 % della legislazione penale e processuale italiana.

Quella penale, eliminando una sterminata quantità di reati inutili (mi vengono in mente l’omesso versamento di ritenute INPS, l’omesso versamento delle ritenute d’acconto, l’ingiuria, la minaccia lieve, la sosta con biglietti prepagati (i vouchers) falsificati, l’omessa esposizione negli esercizi di ristorazione della tabella dei giochi leciti; non continuo perché dovrei riempire un paio di fogli).

E quella processuale, eliminando un centinaio di adempimenti formali del tutto irrilevanti, rendendo obbligatoria l’elezione di domicilio presso il difensore, riformando completamente il regime delle notifiche (obbligatori fax o e-mail per gli avvocati), abolendo l’appello, abolendo il giudizio collegiale di primo grado (un solo giudice è più che sufficiente).

E poi, naturalmente, bisognerebbe abolire tutti i tribunali inutili, quelli formati da meno di 20 giudici, rivedendo tutte le circoscrizioni giudiziarie, dividendo i tribunali delle grandi città in 2 o 3 o 4 tribunali (perché tribunali enormi funzionano malissimo).

E poi bisognerebbe ridurre nella misura da 10 a 1 tutti gli istituti premiali che fanno si che una pena di 10 anni significhi, nei fatti, poco più di 4 anni di prigione vera e propria.

E, per finire, bisognerebbe costruire molte carceri nuove e assumere un sacco di cancellieri, segretari e personale amministrativo in genere; e naturalmente ammodernare e far funzionare una struttura informatica disorganizzata e sottoutilizzate.

E’ ovvio che, piuttosto che mettersi a fare tutto questo, è più comodo far finta di aver trovato la soluzione miracolosa: li espelliamo tutti.

Un po’ come i tanti miracolosi rimedi contro il cancro che avevano il vantaggio di far a meno di lunghe costose e faticose ricerche mediche e farmacologiche.

Non è vero che gli extracomunitari espulsi, quando vengono riacchiappati, vengono poi assolti da giudici comunisti e sabotatori: è vero che nessuno Stato che ha frontiere con l’Italia accetta di ricevere stranieri privi di documenti; e, se gli extracomunitari espulsi non collaborano e nascondono i documenti e dicono di non averli e non si riesce a provare che invece ce li hanno, c’è poco da fare, il non aver obbedito all’ordine di espulsione non è reato per via dell’articolo 40 del codice penale: nessuno può essere punito per un fatto costituente reato se non è conseguenza della sua azione; e qui il non aver obbedito all’ordine di espulsione è conseguenza della condotta dei doganieri spagnoli, francesi, svizzeri etc..

Per quanto può dire il giudice italiano, l’extracomunitario espulso “ci ha provato” ma non è riuscito ad andarsene.

Non è vero che il reato di clandestinità costituisce una soluzione idonea a ridurre il numero, stimato troppo elevato, di immigrati nel nostro Paese; prima di tutto un vero reato di clandestinità, che consiste nel trovarsi illecitamente in territorio italiano, cioè senza documenti e/o senza permesso di soggiorno, significherebbe dover celebrare centinaia di migliaia di processi, tanti quanti sono gli immigrati clandestini nel nostro Paese; il che è assolutamente impossibile, visto che non si riesce nemmeno a fare i processi che ci sono ora che terminano per l’85 % con la prescrizione.

E poi, per come è scritto (ma è ancora un progetto), questo reato di clandestinità consiste in realtà in un ingresso illecito nel nostro Paese: che viene commesso da chi vi mette piede per la prima volta in violazione delle leggi sull’immigrazione e viene acchiappato proprio mentre lo sta commettendo; per intenderci sul bagnasciuga della spiaggia di Lampedusa o mentre sta scavalcando la rete al confine tra l’Italia e la Croazia. Perché, se viene acchiappato 10 minuti dopo, mentre passeggia sulla spiaggia di Lampedusa o su un viottolo del Veneto, gli basterà dire che lui è in effetti clandestino e che però è entrato in Italia circa un mese fa (fra un anno dirà che è entrato circa un anno e un mese fa); e sarà assolto perché la legge, un mese fa (o un anno e un mese fa), ancora non c’era e nessuno può essere punito per un fatto che, nel momento in cui viene commesso, non è previsto dalla legge come reato: lo dice l’articolo 2 del codice penale.

Certo, i poliziotti, i giudici e molte altre persone di buon senso potranno immaginare che questa dichiarazione (sono entrato clandestinamente un mese fa) non è vera; ma tra immaginare e provare, nel processo penale di uno Stato di diritto (quello che l’attuale maggioranza sta distruggendo) c’è un’enorme distanza: immaginare, supporre, sospettare non basta per condannare.

Non è vero che occorre limitare le intercettazioni perché se ne è abusato, come sarebbe dimostrato dal fatto che – così dicono gli affannati esponenti della maggioranza che qualche giustificazione al loro operato debbono pur trovarla – il numero degli intercettati è elevatissimo: in realtà le intercettazioni sono disposte in una ridottissima percentuale dei processi penali (a Torino 300 processi su 200.000); quindi sono pochissime.

E’ però vero che, tra gli intercettati, vi è un numero ridotto ma importante di appartenenti alla classe dirigente.

Così, quando qualche politico racconta che vi è un numero troppo elevato di cittadini intercettati, in realtà sta dicendo che vi è un numero troppo elevato di politici e amici dei politici e amici degli amici che sono intercettati; e, certo, dal suo punto di vista, questa cosa è abbastanza grave: perché gli affari dei politici e degli amici dei politici e degli amici degli amici in genere sono un po’ sporchi.

Non è vero che le intercettazioni costano troppo; la spesa denunciata dal Governo per giustificare il disegno di legge che riduce le intercettazioni, circa 300 milioni, è una piccolissima parte del bilancio della giustizia che è pari a 7 miliardi; e comunque è comprensiva delle somme pagate per i periti e i consulenti del PM, per le spese di missione della polizia giudiziaria, per le trascrizioni degli interrogatori e via dicendo.

E poi sarebbe semplice diminuire ulteriormente questo costo addossandolo ai gestori telefonici che agiscono in regime di concessione (è lo Stato che gli “concede” di fare il loro business): lo Stato potrebbe pretendere che le intercettazioni venissero fatte gratis. O almeno, potrebbe pretendere che venissero fatte al costo, senza guadagnarci (enormemente, come avviene oggi).

Infine le intercettazioni fanno scoprire un sacco di reati economici e fanno recuperare un sacco di soldi; succede così che quasi sempre le intercettazioni “si pagano da sole”.

Non è vero che le intercettazioni vengano pubblicate abusivamente e che quindi bisogna intervenire per bloccare questo malcostume: esse compaiono sui giornali quando è caduto il segreto investigativo, cioè quando l’imputato e i suoi difensori le conoscono, ad esempio perché sono riportate in un provvedimento del giudice che li riguarda (ordinanza di misura cautelare, di sequestro, di perquisizione etc.).

Quindi, quando vengono pubblicate, sono pubbliche: non c’è nessun abuso.

Non è vero che le intercettazioni e le altre notizie che riguardano il processo vengono passate ai giornalisti dai giudici.

Per prima cosa non è mai stato provato. E poi basta chiedere ai giornalisti; che spiegheranno a chi vuole starli a sentire che le informazioni che essi pubblicano lecitamente le ricevono dai difensori degli imputati, subito dopo che loro stessi le hanno conosciute.

Certe volte le ricevono dagli stessi imputati che poi sfruttano la pubblicazione per mettersi a strillare che la loro privacy è stata violata e che il giudice (in realtà il PM) ce l’ha con loro, che deve essere trasferito, che il processo deve essere celebrato da un’altra parte e insomma tutto il manuale del perfetto impunito.

Quanto alle informazioni illecitamente conosciute, non si capisce perché tra cancellieri, polizia giudiziaria, traduttori, trascrittori, interpreti, avvocati di parti offese e parti offese interessate a sputtanare gli imputati, si debba pensare che l’autore delle fughe di notizie sia il giudice, che del resto è proprio quello che da queste fughe di notizie riceve un danno: sia per se stesso, ché è lui ad essere immediatamente additato come la fonte; sia per il processo.

Non è vero che i giudici parlano dei loro processi in televisione o sui giornali: i giudici parlano (quando lo fanno, quando possono, quando qualcuno glielo chiede) delle difficoltà del processo italiano, dello stato disperato del sistema giudiziario italiano, delle pressioni o minacce o avvertimenti che ricevono, di leggi sbagliate o funzionali ad assicurare l’impunità a questo o quel potente, a questa o quella casta.

Gli stessi giudici Forleo e De Magistris hanno parlato del loro isolamento, delle pressioni e minacce ricevute, delle difficoltà della loro situazione: mai dei loro processi, delle prove raccolte, delle dichiarazioni rese da imputati o testimoni.

Non è vero che le notizie che non hanno rilevanza penale non debbono essere rese note all’opinione pubblica: se queste notizie riguardano uomini pubblici, gente che si è assunta la responsabilità di governare o gestire il Paese, l’opinione pubblica ha diritto di sapere tutto di loro, anche se si tratta di cose non costituenti reato.

Se un onorevole che firma una legge contro la liberalizzazione della droga è, nella vita privata, un cocainomane; se un ministro favorisce suoi conoscenti o compagni di partito con incarichi ben remunerati; se un giudice frequenta persone poco raccomandabili, è necessario (non giusto, necessario) che i cittadini lo sappiano.

Non è vero infine che lo Stato italiano abbia necessità di un’occupazione militare del territorio.

Prima di tutto 2.500 militari sono una quantità di uomini ridottissima rispetto a quanto ne mettono in campo Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili Urbani che, tutti insieme, assommano a più di 200.000 uomini.

E poi una forza di Polizia non addestrata, anzi addestrata ad operare in territorio nemico, in una situazione di guerra, con mezzi e mentalità incompatibili con la vita civile di un Paese democratico, non può che essere causa di danni e reati assai più numerosi e gravi di quelli che si vorrebbero prevenire o reprimere.

Ricordo che, in una delle numerose occasioni in cui veniva sbandierata la ferma volontà di combattere l’evasione fiscale (ferma volontà più volte riaffermata e mai attuata seriamente), si pensò di assegnare ai funzionari delle imposte la qualifica di ufficiali di PG; e non si ritenne opportuno di farlo, proprio per la mancanza di uno specifico addestramento, di una specifica mentalità, dei rischi che un potere così grande e pericoloso (se male usato) venisse affidato a uomini non preparati ad usarlo e quindi inidonei.

Allora, alla fine, la domanda è: perché questa gente mente?

E la risposta è ovvia: perché si tratta di leggi sbagliate, demagogiche, dirette a guadagnare popolarità e consenso e a procurarsi l’impunità.
 
(articolo pubblicato oggi sul blog UGUALE PER TUTTI; Bruno Tinti è Procuratore Aggiunto della Repubblica di Torino) 


omaggio ad antonio rezza

Published on 13:56, 06/10,2008

non saprei spiegare in termini chiari chi è Antonio Rezza. sento però un grande bisogno di farlo conoscere a chi ancora non l'ha mai visto all'opera.
quindi ho deciso di utilizzare le sue parole per presentarlo, raccogliendo una manciata di frasi estrapolate dalle due interviste della Bignardi.

"penso che l'autore sia il male dell'opera"

"ai miei spettacoli ridono... non so perchè.. sto tentando di capirlo da anni"

"il servilismo è grave anche verso se stessi"

"non diventerò mai cosi intelligente da bestemmiare in diretta"

"la censura vera è quella che non lascia traccia"

"il problema di grillo è che riconosce l'istituzione come valida, non propone l'abbatimento dell'istituzione, propone un cambiamento. io non credo nelle istituzioni.l'anarchia non è una soluzione..ma questo non è l'unico mondo possibile da vivere. non sta a me trovare soluzioni, non faccio il guaritore, analizzo, faccio il filosofo, sui palchi, con il corpo, senza parola non mi abbasso a dettare le regole della comprensione"

"credo che si debba conquistare una malinconia talmente forte che poi... io sono abbastanza malinconico.. per me l'unico interesse è ridere.finchè ci sarà da ridere io potrò vivere. mi piace molto il ridere, perchè è il risultato di una malinconia inguaribile, definitiva, che mi porta poi a questa apertura fondamentale veverso la risata, l'ironia feroce"

"adesso ho perso ogni speranza.sono votato ad una sana disperazione,non credo che la speranza possa aiutare l'uomo, da giovane invece avevo parecchie speranze. la speranza deriva da una coscienza religiosa, quindi è reazionaria. c'era un periodo in cui pensavo che il principale nemico fosse la religione, ora penso che il nemico principale sia in ogni sua manifestazione lo stato democratico, quindi ho altre ambizioni, voglio demolire altre cose"

"io non credo nel potere, non do alcun potere al potere, non lo riconosco in nessuna sua manifestazione"

"la parola 'pizza' mi ricorda il posto dove vivo e quindi mi ricorda le mie origini.sono contrario ad ogni tipo di provenienza. la prima cosa che dovrebbe fare una persona è scappare, da dovunque nasca, perchè poi il paese dove vivi ti da una padronanza linguistica che ti impedisce di capire che devi andare altrove: quindi 'pizza' mi fa venire in mente ce non sono ancora andato altrove"

"chi è il nuovo ministro della cultura?"
"beh non avendo cultura in italia non credo che ci sia un ministro"

un paio di video:

l'orrore di vivere

troppolitani 


il mestiere più vecchio del mondo

Published on 00:15, 06/10,2008


Immaginate un'italia in cui non è che non ci resti che piangere: non ci resta che affidarci (in ordine sparso) alla Prestigiacomo, alla Mussolini, alla Santanchè e nientemeno che a Maroni. si si, proprio lui, in persona, che si dichiara a favore dell'apertura di quartieri a luci rosse.
"Personalmente io sono favorevole alla proposta formulata da Daniela Santanchè. Credo che bisognerebbe creare quartieri a luci rosse. In questo modo si garantisce il controllo sanitario e si tutelano i cittadini. Sgomberare le strade non serve a nulla. Si tratta comunque di una questione complessa, la decisione di non trattare questa materia nel pacchetto non è casuale. C'è bisogno di una riflessione ampia e condivisa".
(da un'intervista al corriere della sera)

Berselli, coautore (con Vizzini) di un emendamento che definisce "soggetto pericoloso per sicurezza e moralità chi vive del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività" afferma di trovare un po' complicata l'idea del quartiere a luci rosse. e continua dicendo che il mestiere più vecchio del mondo non lo si potrà certo debellare con una legge. ma "basta con lo scempio nelle pubbliche vie, con grande disagio di chi altro ci vive, o con l'imbarazzo di certi spettacoli davanti a bambini e minori".
beh certo, i bambini e i minori saranno al sicuro nelle loro casette davanti alla nostra televisione così pregna di principi morali, cultura e sobrietà (questa curiosa parola tanto cara alla Carfagna).
"Nessuna espulsione - sottolinea ancora Berselli - perche' se si tratta di prostitute clandestine queste vengono espulse in quanto clandestine non in quanto prostitute, se invece si tratta di straniere regolari o italiane, queste dovranno sottostare al foglio di via, che se non osservato prevede al massimo l'arresto fino a 6 mesi. Lo dico con chiarezza, una sanzione all'acqua di rose, che pero' voleva sollevare un problema ed iniziare a risolverlo. Invece e' venuto giu' un diluvio".

nel frattempo, il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno ha ipotizzato l'introduzione del reato di prostituzione (oggi non previsto dal nostro codice) includendo la correita' per il cliente in flagranza.

Per Maurizio Gasparri, noto uomo di cultura, la cosa necessaria è "mettere fine a questo sconcio, ma con una discussione ordinata e non estemporanea".

Per Mara Carfagna, nota per il suo longevo impegno politico e la sua integrità morale, "lo spirito dell'emendamento Berselli-Vizzini è apprezzabile" ma "occorre una riflessione seria per capire se esso sia lo strumento più efficace per risolvere il problema". E assicura che "il Governo riuscirà a esprimere una posizione condivisa prima che l'emendamento sia discusso in Senato".

per commentare queste dichiarazioni riporto una descrizione del telegiornale ad opera di Sabina Guzzanti in una puntata di anno zero:
il telegiornale ci spiega qualunque cosa stia succedendo in questi termini: scontro tra opposizione e maggioranza sul decreto legge piripicchio detto 'legge brodo'. approfndimento: vedi il servizio, lo speaker ripete la stessa identica cosa, poi dà la parola ai politici.
il premier dice: "ci vuole compatezza"; i ds dicono: "difficoltà ma non drammatizzare"; la margherita dice: "un passo avanti ma senza strappi"; rifondazione dice: "è una legge per indebolire i ceti già indeboliti"; Di Pietro: "una vergogna nel caso in cui..."; i radicali: "una vergogna, punto"; forza italia chiede le dimissioni del premier; alleanza nazionale dice che è una legge che favorisce i clandestini; la lega: "è una legge criminale"; l'udeur: "è una trappola"; l'udc: "ancora una volta si impedisce la crescita del paese".
questo collage demenziale lo chiamano informazione.
ora tu ti aspetti che tornino in studio e ti spieghino di che cavolo stanno parlando ma nessuno te lo spiega.



per coloro che ancora nutrono fiducia nella buona fede di questi provvedimenti, credendo che siano volti alla protezione delle donne sfruttate, vorrei ricordare che questo stesso governo, nel decreto fiscale varato dall’esecutivo per coprire la detassazione dell’ICI, ha previsto anche alcune decine di “colpi di forbice”, tra cui ben 20 milioni di euro di tagli al Fondo contro la violenza alle donne. Ovvero: molti meno soldi ai centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattate, con bambini piccoli

ma come con grande saggezza ha commentato il mio caro amico Mattia: "beh ma è giusto Flo, se non pago più l'ICI, non sono più incazzato, e quindi quando torno a casa la sera non picchio mia moglie".

in chiusura: Vladimir Luxuria, intervistata da Daria Bignardi, alla domanda "chi guadagna di più, una trans che si prostituisce o un politico?" rispose: "dipende da chi si prostituisce di più".

 


ti ricordi?

Published on 00:43, 06/09,2008

Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti assieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo per le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spianavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. "Ti ricordi?" ci diremo l'un l'altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu - ora mi ricordo - non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, nè battesti mai alla porta del castello deserto, nè camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, nè ti addormentasti sotto le stelle d'Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d'inverno, probabilmente noi rimarremmo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei "Ti ricordi?", ma tu non ricorderesti.
Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell'anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade nascono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ora vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremmo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensare, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo sempre tenendoci per mano, poichè le anime si parlano senza parola. Ma tu - adesso mi ricordo - non mi dicesti cose insensate, stupide e care. Nè puoi quindi amare quelle domeniche che io dico, nè l'anima tua sa parlare alla mia in silenzio, nè riconosci all'ora giusta l'incantesimo della città, nè le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrare fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient'altro.
Vorrei anche andare con te d'estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l'acqua che passa, ascoltare nei pali del telefono quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull'erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti "Che bello!" Niente altro diresti perchè noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come fossero nate allora.
Ma tu - ora che ci penso - tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccuoata a esaminare una calza, mi chiederesti un'altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti "Che bello!", ma altre povere cose che a me non importano. Perchè purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici.
Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colma di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando sopra di sè una specie di musica. Con la canida superbia die bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristalloe  gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, nè dei presentimenti che passano, nè ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Nè udresti quella specie di musica, nè capiresti perchè la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade sugli ultimi raggi. Ed io sarei solo. E' inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d'estate o d'autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda. Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, nè guarderò le nubi, nè darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all'amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo.
Ma tu - adesso che ci penso - sei troppo lontana, centinaia e cenitnaia di chilometri difficili da valicare, tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco perchè ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.
 
[inviti superflui - dino buzzati] 


Ed io non so chi va e chi resta - Y no sé quién se va y quién se queda

Published on 00:30, 06/09,2008

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto
.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

[la casa dei doganieri, eugenio montale]



Tú no recuerdas la casa de los aduaneros
sobre el barranco profundo de la escollera:
desolada te espera desde la noche
en que entró allí el enjambre de tus pensamientos
y se detuvo inquieto.

El sudeste azota hace años los viejos muros
y el sonido de tu risa ya no es alegre:
la brújula gira enloquecida a la aventura
y el cálculo de los dados ya no vuelve.
Tú no recuerdas; otro tiempo trastorna
tu memoria; un hilo se devana.

Aún tengo un extremo; pero se aleja
la casa y sobre el techo la veleta
tiznada gira sin piedad.
Tengo un extremo; pero tú estás sola,
no respiras aquí en la oscuridad.

¡Oh el horizonte en fuga, donde se enciende
rara la luz del petrolero!
¿Está aquí el paso? (la marejada insiste
aún sobre el barranco que se derrumba...)
Tú no recuerdas la casa de esta
noche mía. Y no sé quién se va y quién se queda.

[la casa de los aduaneros, eugenio montale]


La democrazia consiste nello scegliere i vostri dittatori, dopo che loro vi hanno detto quello che pensate di voler sentire (A.Coren)

Published on 04:16, 05/28,2008

Thomas HammarbergThomas Hammarberg è commissario per i Diritti Umani del Consiglio D'Europa (organizzazione che promuove la protezione della democrazia) dall'aprile del 2006, quando è succeduto ad Alvaro Gil-Robles. è stato segretaro generale del Centro Internazionale Olof Palme e di Amnesty International. 

-che ne pesa della rigidità che è stata adottata nella direttiva di rimpatrio di immigrati clandestini che cerca di armonizzare la legislazione dell'unione europea?
- penso che sia necessario armonizzare le norme sull'immigrazione,ma che questo vada fatto prendendo come riferimento il livello più alto di rispetto dei diritti umani
- cos'è che la inquieta del progetto di questa direttiva?
- sono preoccupato perchè prevede detenzioni fino a diciotto mesi: è un periodo troppo lungo se pensiamo che in vari paesi il tempo di detenzione è minore, come in francia, che è di trentadue giorni. per identificare una persona ed il suo paese di orgine sono necessarie poche settimane. la detenzione deve essere utilizzata solo quando si commette un crimine, non per mancanze ammnistrative
- pensa che la direttiva sarà migliorata in parlamento?
- penso che la direttiva non sarà adottata perchè abbassa la protezione dei diritti umani.penso che bisognerebbe assicurare una vera graranzia da parte dei giudici e una vera protezione per i minori
- crede che il Consiglio D'Europa potrebbe influire di più sul parlamento?
- sui temi europei cerchiamo di agire sui tre livelli: Consiglio, Commissione e Parlamento, perchè sono interrelazionati. nel caso della Commissione, l'ex commissario Frattini (attuale ministro dell'interno in Italia)se n'è andato, e con il nuovo commissario francese, Jacques Barrott, ancora non ho parlato
- che cosa si aspetta dal parlamento europeo?
- il progetto iniziale della commissione era più 'soft', era previsto un tempo massimo di detenzione di sei mesi. durante il processo, il parlamento ha reso la direttiva più severa. credo che dovrò lavorarci un po' per convincere il parlamento a concentrarsi sul punto di vista dei diritti umani.
- stando al progetto della direttiva il controllo giudiziario sulla detenzione non è più entro tre giorni, ma "il prima possibile",invocando l'articolo 5 della Convenzione europea sui diritti umani del Consiglio d’Europa.
  - l’articolo 5 della Convenzione si occupa di materia penale, ma gli immigrati non sono criminali, questa è la differenza
- che ne pensa delle dichiarazione di Frattini a questo proposito?
- ho scritto personalmente al governo italiano: credo che i politici non dovrebbero infiammare queste situazioni per provocare nuovi atti di xenofobia
- la detenzione massima di diciotto mesi è quello che si prevede in germania. altri nove paesi autorizzano che sia illimitata
- anche se ci sono 9 paesi con tempo illimitato, non vuoldire che questa sia effettivamente o debba essere la pratica. penso che sei mesi già siano un periodo molto lungo

[traduzione dell'intervista di Andreu Missè a Thomas Hammarberg, pubblicata su EL PAIS dello scorso 21 maggio] 

 

Quel decreto non s'ha da fare assicura Thomas Hammarberg, commissario per i diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa (organizzazione che non ha nulla a che fare con la UE, ma che comprende il Tribunale europeo per i diritti umani). Hammarberg, 66enne svedese, un passato come ambasciatore per gli aiuti umanitari del suo paese, quindi alla guida di Save the children e di Amnesty internazional, è lo specchio della tradizione diplomatica scandinava: toni pacati e concetti forti. Ha in programma una visita in Italia, forse a settembre, per tastare con mano lo stato dei diritti umani nel Belpaese.

- Cosa le sembra il decreto sicurezza?
- ciò che ho letto sulla stampa va chiaramente contro tutti i progressi realizzati in uropa negli ultimi anni sul terreno del rispetto minoranze. Sono attonito e sarebbe necessario che i leader politici si alzassero in difesa delle minoranze, per spiegare il valore della diversità, invece di colpirla.
- Lei si occupa del problema dei rom in Europa, come spiega questa violenza ora in Italia?
- Non posso speculare sul perchè la gente reagisca in questa maniera, ma è certo che bisogna focalizzarsi di più sul come prevenire la xenofobìa. Secondo la nostra esperienza è fondamentale la posizione dei leader politici. Durante la campagna elettorale i politici non dovrebbero cercare di guadagnare voti cavalcando la paura, l'insicurezza e criminalizzando determinati gruppi di persone. Ora consiglio che i politici facciano distinzioni tra le persone e i gruppi, perchè ci sono persone che commettono crimini, ma non interi gruppi che lo fanno.
- In Italia però il governo sta facendo esattamente il contrario, propone un commissario per i rom. Cosa ne pensa?
- E' un'idea molto inquietante. La polizia agisce in indaga sulla base di un crimine, non su quella di un gruppo etnico. Perchè non abbiamo un commissario per i crimini commessi da chi ha i capelli rossi o dalle donne. E' una stranissima divagazione sul concetto di giustizia. Al tempo stesso questo è un segnale del fatto che la situazione è focalizzata sui rom. Ed è vero che ci sono persone rom che commettono crimini, ma non tutti i rom commettono crimini. Bisogna informare, educare la gente che la maggior parte dei rom non lo fa, è fondamentale in ogni società democratica: ogni generalizzazione è pericolosa. E se non si bloccano le generalizzazioni non bloccheremo mai le tendenze xenofobe.
- Un'altra idea del governo è quella di creare il delitto di immigrazione clandestina.
- E' vero che bisogna provare a dissuadere le persone dall'emigrare, ma con misure positive o equilibrate. Criminalizzare chi cerca di entrare in un paese è assolutamente sbagliato, non è in linea con gli standard internazionali dei diritti umani[...]

[parte dell'intervista di alberto d'argenzio, pubblicata sul IL MANIFESTO del 16 maggio 2008]

   

os invito a leer una intervista a Thomas Hammarberg, de Andreu Missè, publicada en EL PAIS del 21 de mayo, sobre el tema de la inmigraciòn y de una directiva europea que se vuelve mucho màs estricta.
he publicado ademàs una intervista al mismo, de Alberto D'Argenzio, publicada en el periodico italiano IL MANIFESTO del 16 de mayo. la traducirè en español lo màs pronto posible.

"la democracia consiste en elegir vuestro dictadores, despues que ellos os ha dicho lo que creeis de querer oir" A.Coren 

 



in memoria di giovanni falcone / en memoria de giovanni falcone

Published on 23:24, 05/23,2008

un pensiero per l'anniversario della morte di giovanni falcone che ricorreva oggi.

«La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni»

Giovanni Falcone (Palermo 18.05.1939, 23.05.1992)

un pequeño pensamiento para el aniversario de la muerte de giovanni falcone que era hoy. 

"no es verdad que la mafia es invencible, es un fenomeno humano, y como todo fenomeno humano, tiene un inicio y tiene una fin. lo mas importante, es darse cuenta que es un fenomeno espantosamente serio y muy grave y que es posible vencerlo no pretendendo eroismo por los ciudadanos sin poder, sino empeñando en esta lucha todas las fuerzas meores de las instituciones"

Giovanni Falcone (Palermo 18.05.1939, 23.05.1992)

 


così piccole mani / manos tan pequeñas

Published on 04:14, 05/22,2008

là dove non ho mai viaggiato, gioiosamente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più fragile ci sono cose che m'imprigionano,
o che non posso toccare perché sono troppo vicine

il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre,petalo per petalo come la Primavera apre
(toccando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa

o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s'immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ciò che ci sarà dato di percepire in questo mondo è pari
al potere della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre con ogni pensiero

(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa in me comprende
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha così piccole mani


En algún lugar al que nunca viajé alegremente más allá
de toda experiencia, tus ojos tienen su silencio.
En tu gesto más frágil hay cosas que me encierran
o que no puedo tocar, poque están demasiado cerca

Tu mirada más leve me descerrará fácilmente
aunque me haya cerrado como dedos.
Tú siempre me abres pétalo a pétalo como la primavera abre
hábil, misteriosamente,su primera rosa.

O si tu deseo fuera cerrarme yo y
mi vida nos cerraremos, maravillosamente, repentinamente...
como cuando el corazón de esta flor imagina
la nieve cuidadosamente cayendo por todas partes.

Nada, que percibamos en este mundo iguala
el poder de tu fragilidad intensa: cuya textura
me compele con el color de sus campos
trayendo la muerte y el para siempre en cada respiro.

Yo no sé qué hay en ti que se cierra
y abre; apenas algo en mí comprende
que la voz de tus ojos es más profunda que todas las rosas.
Nadie, ni siquiera la lluvia, tiene manos tan pequeñas.

[e. e. cummings]

 

[homenaje a una foto de un amigo /omaggio a una foto di un amico] 

[matite aquerellabili / lapices acuarelable] 


E' bello, ma è arte? - Es bonito, ¿pero es arte?

Published on 02:06, 05/21,2008

“Esta magnifica obra maestra lleva allì siglos, quizá es la mayor obra del hombre en todo el mundo occidental, no obstante, no tiene firma: "Chartres." la celebración de la gloria de dios y de la dignidad del hombre. todo lo que queda, asì parecen pensar los artistas de hoy, es el hombre: desnudo, pobre, miserable.
ya no hay celebraciones, el nuestro, nos dicen los científicos, es un universo desechable.
quizás sea esta gloria anónima, entre todas las demás cosas, este rico bosque de piedra, este canto épico, este gozo, este grandioso salmo de afirmación, lo que elijamos cuando nuestras ciudades sean sólo polvo y que, permaneciendo intacto, indique dónde estuvimos y testifique cuanto en nosotros, aùn hay que cumplir.
nuestras obras en la piedra, en lienzos o impresas, apenas perduran una décadas, o un milenio, o dos. pero todo debe caer, finalmente, bajo la tierra, o consumirse hasta la definitiva ceniza universal: triunfos y engaños, tesoros y fraudes.
es la realidad de la vida: todos tenemos que morir.
"sed alegres" claman los artistas muertos desde el vivo pasado.
todos nuestros cantos serán silenciados. pero... ¿y qué importa? seguimos cantando.
quizás el nombre de un hombre no importe tanto.”


“questo maginifico capolavoro d'arte è li da secoli, è forse la maggiore opera dell'uomo in tutto il mondo occidentale, eppure non è firmato: chartre. un inno alla gloria di dio e alla dignità dell'uomo. tutto ciò che resta, così sembrano pensarla gli artisti di oggi, è l'uomo: nudo, povero e totalmente indifeso.
non ci sono inni da sciogliere, il nostro - gli scienziati non fanno che ripeterlo - è un universo disponibile;
forse quando tutte le nostre città saranno polvere, sceglieremo quest'anonima gloria di tutte le cose, questa sfarzosa foresta di pietra, questo epico canto, quest'eleganza, questo maestoso, corale, canto di affermazione; lo sceglieremo per sentirci ancora vivi, pregheremo perchè resti in piedi a significare il nostro passaggio, a testimoniare quanto vi è ancora in noi da compiere.
le nostre opere nella pietra, sulla tela, o nella stampa, di rado vengono risparmiate per qualche decennio, o per un millennio o due, ma alla fine ogni cosa viene annullata dalla guerra o si cancella nell’ineluttabile cenere universale: trionfi e inganni, tesori e falsi.
è la realtà della vita:dobbiamo morire. ma siate allegri: dal passato vivente ci giungono le grida degli artisti morti.
tutte le nostre canzoni verranno messe a tacere, ma cosa importa? continuiamo a cantare. forse il nome di un uomo non è poi cosi importante.”

 (Continua)


incisioni e due pensieri di ennio flaiano / grabados y dos pensamientos de ennio flaiano

Published on 04:32, 05/20,2008

[incisioni a puntasecca, l'ultimo è il disegno originale, con matite aquerellabili]

[grabados en puntaseca, el ultimo es el dibujo original, con lapices acuarelables]


"tra trent'anni l'italia sarà, non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione"
"l
a situazione politica in italia è grave ma non è seria"

Ennio Flaiano 

 
"dentro de trenta años, italia serà, no como la habran hecha los gobiernos, sino como la habrà hecha la televisiòn"
"la situaciòn politica de italia es grave pero no es seria"

Ennio Flaiano


legalità, legittimità e pensiero critico

Published on 01:55, 05/16,2008

dovunque ti giri, se ti occupi di filosofia o cose del genere, prima o poi ci risbatti la testa col contratto sociale.
la tesi di fondo, largamente condivisa è chea un certo punto più o meno pacificamente decidiamo di metterci tutti d'accordo e darci delle regole che tutelino tutti.
credo che a questo tipo di pensiero appartenga una frase che mi sono sentita ripetere più volte durante la mia adolescenza: "la vera libertà sta nel rispetto delle regole".hanno cercato di inculcarmi questo ragionamento svariati professori.


puedes mirar donde quieras, pero, si te ocupas de filosofìa o de cosas por el estilo, tarde o temprano vuelves a enfrentarte con el contrato social.
al fondo, la tesis principal, es que en cierto momento, màs o menos pacificamente, decidemos ponernos todos de acuerdo y darnos reglas que tutelen todos.
creo que a este tipo de pensamiento pertenezca una frase que he oìdo màs y màs veces durante mi adolecencia: "la verdadera libertad està en el respeto de las reglas". varios profesores ententaron convencerme de esto.

 (Continua)


Epitaffio civile di una generazione di italiani: nati sotto Mussolini; vissuti sotto Andreotti; morti sotto Berlusconi.(P. Ricca)

Published on 03:34, 05/14,2008

os dejo aquì, despues de haberlo traducido, un articulo del 10 de mayo de Felice Lima, magistrado de la ciudad de Catania que escribe en el blog toghe.blogspot.com.
sus palabras expresan lo que pienso en este periodo mucho mejor de lo que podrìa hacer yo.

ho riportato qui e tradotto in spagnolo un articolo del 10 maggio di Felice Lima, magistrato catanese che scrive sul blog toghe.blogspot.com.
le sue parole esprimono quello che penso in questo periodo molto meglio di quanto potrei farlo io.

 (Continua)


tres dibujos mios y un poema de cummings/tre miei disegni e una poesia di cummings

Published on 05:16, 05/13,2008

tintachinarimbaudiun

 (inchiostro di china - tinta china; 12.05.08)

incisione vecchia

 (puntasecca - puntaseca; 9.05.08) 

carboncino fumo

(carboncino - carboncillo; ?.01.08) 

darle a la imagen para verla màs grande
fate click sull'immagine per vederla più grande

que mi corazón esté siempre abierto a pequeños
pájaros que son los secretos del vivir
canten lo que canten es mejor que saber
y si los hombres no los oyen los hombres son viejos

que mi mente se pasee hambrienta por ahí
e intrépida y sedienta y flexible
y hasta si es domingo que pueda estar equivocado
pues siempre que los hombres tienen razón no son jóvenes

y que yo pueda hacer nada provechosamente
y amarte a ti así más que verdaderamente
jamás ha habido un tonto tan grande que no acertara
a sacudirse todo el cielo sobre su cabeza con una sonrisa
 
Sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli
uccelli che sono il segreto del vivere
qualsiasi loro canto è meglio del sapere
e gli uomini che non li sentono sono vecchi

sempre la mia mente vaghi affamata
intrepida assetata e agile
e anche s'è domenica il torto sia mio
ché se la gente ha ragione non è giovane

e che io non faccia mai nulla di utile
e il mio amore per te sia più che sincero
perché nessuno giammai fu così stolto
da non attirarsi con un sorriso il cielo
 
('New Poems' E. E. Cummings)

 


renato schifani secondo "el paìs" / renato schifani segùn "èl paìs"

Published on 15:51, 05/12,2008

aqui el enlace a un articulo de "el paìs" del 29 de abri: Schifani, colaborador de Berlusconi, nuevo presidente del senado italiano

 


il quotidiano che leggo qui in spagna, "el paìs", aveva pubblicato un articolo sui rapporti tra schifani e la mafia il 29 aprile scorso: sopra c'è il link dell'articolo originale, qui sotto vi riporto la traduzione in italiano:

 

Schifani, collaboratore di Berlusconi, nuovo presidente del Senato italiano.  L’apertura ufficiale della XVI legislatura culminerà, presumibilmente domani, con la nomina del presidente della Camera dei Deputati.
Renato Schifani, candidato del Popolo della Libertà, è stato eletto oggi presidente del Senato italiano con 178 voti a favore, 117 astenuti e tre nulli. Stretto collaboratore di SilvioBerlusconi, è riuscito ad ottenere quattro voti in più di quelli previsti dai partiti che lo appoggiano.
 
Il candidato conservatore ha ottenuto la presidenza del Senato alla prima votazione della camera alta, dopo l’apertura in settimana della XVI legislatura italiana. Emma Bonino,invece, è riuscita ad ottenere tredici voti mentre un'altra decina si sono suddivisi tra varisenatori.
 
I parlamentari della destra italiana, rappresentata dal Popolo delle Libertà (PDL), la LegaNord e il Movimento per l’Autonomia, vincitori delle elezioni politiche, hanno applaudito l’elezione di Schifani quando questo aveva raggiunto i 162 voti necessari per ottenere lapresidenza del Senato.
 
La proclamazione ufficiale è stata data dal senatore più anziano, l’ottantenne Giulio Andreotti, dopo la rinuncia del premio Nobel Rita Levi Montalcini. 

La Camera, in attesa
 
In seguito all’elezione del presidente del Senato, dovrà essere nominato quello della Camera dei Deputati, carica per la quale il PDL presenta Gianfranco Fini, di 56 anni e presidente del partito di destra Alleanza Nazionale, che ha corso per le elezioni all’interno della lista di Berlusconi. L’elezione, secondo le previsioni, non si concluderà fino a domani in vista della quarta votazione: la legge prevede che nelle prime tre si necessiti la maggioranza dei tre quarti e nella successiva solo la metà più uno del suffragio.
 
Un siciliano a senso unico
 
Renato Schifani arriva alla Presidenza del Senato italiano dopo più di quattordici anni di politica e con una carriera marcata da un appoggio incondizionato sul futuro presidente del Paese, Silvio Berlusconi, diventando uno dei suoi uomini di fiducia.
 
Nato a Palermo, la capitale siciliana, l’11 maggio 1950 e avvocato di professione, entrò a far parte del progetto di Forza Italia nel 1995 e fu eletto senatore un anno dopo nella sua regione natale, carica che ha mantenuto nelle ultime tre legislature e nelle quali, dal 2001, ha assunto il ruolo di capogruppo di Forza Italia.
Schifani è diventato il volto di Forza Italia per i suoi ripetuti appoggi e dichiarazioni pubbliche a favore di Silvio Berlusconi, paragonandolo al Conte Cavour, uno dei principali promotori dell’unità d’Italia nel XIX secolo, per controbattere alle accuse sul conflitto d’interessi che pesavano sopra “Il Cavaliere”. Il nuovo presidente del Senato ricordò in quella occasione che Cavour occupò diverse cariche politiche e che, a sua volta, era un importante proprietario terriero e proprietario di un giornale, un paragone che ha scatenato diversecritiche e che lo stesso Berlusconi ha chiesto di evitare.
 
Nonostante la sua posizione all’interno del partito, riconvertito negli ultimi comizi in Popolodelle Libertà (PDL), assieme ad Alleanza Nazionale, Lega Nord e il siciliano Movimento per l’Autonomia, non ha occupato alcun carico ministeriale, un obiettivo per il quale, lui stesso ha assicurato, non ha mai aspirato.
 
A livello politico, Schifani è stato uno dei protagonisti della stabilizzazione del regime carcerario speciale per mafiosi e terroristi, conosciuto come articolo 41 bis. Questa misura prevede che i condannati per quei delitti non possano godere degli stessi benefici penitenziari previsti dalla legge, come la semi-libertà, salvo che non si convertano in pentiti e collaboratori di giustizia. Inoltre, è stato autore del Lodo Schifani, mediante il quale fu concessa l’immunità al Presidente della Repubblica, del Governo, di entrambe le camere e della Corte Costituzionale durante il loro mandato. Tale lodo fu dichiarato in seguito illegittimo dalla Corte Costituzionale.
 
Il suo nome, tuttavia, è stato associato dalla stampa italiana con la criminalità organizzata siciliana, dato che negli anni ottanta fu socio in una compagnia nella quale figuravano Nino Mandalà, boss del clan mafioso di Villabate, e Benny d’Agostino, imprenditore legato allo storico dirigente di Cosa Nostra Michele Greco.